Il
nome Lega dei Popoli è solo provvisorio e non sarà un partito, ma qualcosa di
più: parola di Matteo Salvini che,
ancor prima di varare questa nuova idea politica, ha già incassato l’ adesione
storica del consigliere comunale romano Marco Pomarici, facendo mettere alla
Lega Nord un piede in Campidogio.
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| Il Capitano durante il comizio tenuto durante la straordinaria manifestazione del 18 ottobre a Milano |
Onorevole
Matteo Salvini, cosa è La Lega dei
Popoli, progetto che ancora, ufficialmente, non è stato presentato?
«No, non è stato presentato ufficialmente, perché sta nascendo e sta crescendo,
non è ancora cristallizzato. E non è detto che debba chiamarsi così, perché le
adesioni sono tali e tante che stiamo pensando in grande e quindi a non
accontentarci di un contenitore.
Quanto piuttosto di aprirci a qualsiasi contributo da Roma in giù. Abbiamo
ancora dieci giorni di elaborazione politica, perché non pensavamo ad una
risposta così entusiastica».
La
nascita ufficiale tra dieci giorni?
«Sì, l’ avevamo presentato come un esperimento, ma c’ è talee tanta richiesta,
che ci stiamo domandando anche noi, se replicare una forma -partito, tra
virgolette, col nome Lega o se aprirci, clamorosamente, e fare qualcosa di più
fluido, aperto a tutti, senza la forma -partito: online, ovunque, con le
associazioni. Qualcosa di assolutamente aperto».
Una
coalizione?
«No, al nord c’ è la Lega e siccome nel centrodestra c’ è tanta voglia di
tornare a fare politica, ci sono milioni di elettori non rappresentati o alcuni
elettori degli attuali partiti che non si sentono rappresentati né da Forza
Italia o da Ncd o da Fratelli d’ Italia, un soggetto che rifacendosi ai valori
della Lega si proponga non come forma -partito, ma come struttura aperta».
Intanto a Roma ha guadagnato un
consigliere comunale.
«Per noi è assolutamente storico, ma siccome ce ne sono tanti… la vecchia forma
partito non riesce a contenerli tutti».
Questo
è anche il risultato della crisi della destra?
«È soprattutto una mancanza di proposta politica. Per troppo non si è fatta
politica, ma si è inseguita la tattica, la strategia, l’ attualità del momento.
Mentre invece c’ è voglia di valori totalmente alternativi a Renzi, alla
sinistra. Tanto che io sto pensando ad una carta dei valori da proporre a chi
ci sta: che parla dell’ euro e dell’ Europa, dell’ immigrazione, delle tasse,
dei cosiddetti diritti civili, di etica, di famiglia, di sanità… con un modello
totalmente alternativo al renzismo rampante, che, secondo me, in Italia, è
maggioritario».
Ma
come si passa dal secessionismo aduna idea nazionale di destra?
«Nella mia carta dei valori i principi guida dell’ autonomia, del federalismo,
del rispetto delle identità, delle diversità e delle culture locali ci sono,
assolutamente. Ma è chiaro che in questo momento l’ emergenza è nazionale ele
principali emergenze sono immigrazione e disoccupazione, che fanno rima e sono
direttamente collegate. Più immigrazione vuol dire più disoccupazione e meno
sicurezza sociale. In questa carta dei valori la politica estera avrà un’
importanza notevole. Per la prima volta in Italia gli anti -euro superano i
favorevoli all’ euro e questo è un merito che ci prendiamo».
C’
è un modello europeo che potrebbe costituire un esempio?
«La Gran Bretagna. Questa settimana hanno detto che non danno una lira per Mare
Nostrum, perché non voglio no aiutare gli scafisti; la sanità agli immigrati la
fanno pagare, e l’ immigrazione dev’ essere qualificata e controllata.
Perfino la la Francia, un governo socialista, ha posto dei limiti agli
immigrati, perfino all’ interno della stessa Unione europea».
Qual
è, in questo momento, il primo problema della Capitale?
«Il sindaco, assolutamente non all’ altezza».
Pensa
a un sindaco della Lega, Borghezio?
«Questo soggetto che nascerà e che alla lunga batterà Renzi, dovrà rispettare
le identità e le autonomie locali. Il sindaco di Roma dovrà essere di Roma,
così quello di Palermo e quello di Milano. Non mi permetto di venire a
pontificare in casa degli altri».

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