Rilanciare l'economia? «Bersani adotti il modello lombardo»

Estendere il modello Lombardo a tutto il resto del Paese per renderlo davvero efficiente e azzerare così l'Irap». Lo ha detto Roberto Maroni, presidente di Regione Lombardia intervenendo, insieme al numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi, alla presentazione del libro La formula del Capitano (Mursia, pagg. 202, euro 19) scritto da Marco Pasetti che ripercorre due secoli di storia attraverso le vicende di una famiglia-azienda: i Ciccarelli. Una storia che inizia nella prima metà dell'Ottocento nelle Marche, a Montolmo e che mette in controluce tutte le contraddizioni del sistema economico- produttivo italiano incapace di valorizzare e difendere le medie imprese costrette a cavarsela da sole. «Le piccole e medie aziende - ha spiegato Maroni - sono la forza trainante della Lombardia. Parliamo di aziende di successo che sono rimaste in un certo senso nell'ambito famigliare; la dimostrazione che si può essere competitivi senza avere "soci globali". É questo il modo di fare economia che noi vogliamo». Poi un messaggio chiaro al vecchio modo di fare impresa: «Il modello Fiat è un modello da cancellare. Nel sistema manca un vero sostegno all'internalizzazione delle imprese, un punto che non può più aspettare».

Nel mirino del Governatore Lombardo, l'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive che «deve essere ridotta esportando, ad esempio, il modello lombardo della Sanità. Il modello - ha chiarito Maroni - meno costoso e più efficiente che, se venisse applicato in tutte le regioni porterebbe un risparmio di 28 miliardi di euro per il sistema Paese». Parole che hanno raccolto il plauso di Confindustria che è tornata a premere l'acceleratore chiedendo riforme. «Innanzitutto - ha chiarito Squinzi -, è necessario sbloccare il pagamento della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Dobbiamo rimettere la buona economia al centro degli interventi del Governo. Le imprese - ha aggiunto - muoiono e gettano la spugna. Ogni giorno chiudono circa mille imprese, un'emorragia che dobbiamo bloccare al più presto». «Ha ragione Maroni quando dice che con una gestione sana si potrebbe eliminare se non totalmente, almeno in grandissima parte, l'Irap. Un'imposta iniqua su chi usa il cervello per fare il proprio lavoro». Poi un attacco duro: «Uno Stato che non paga i propri fornitori è uno Stato incivile e un'imposta che penalizza il lavoro non è un imposta degna di un Paese civile». «L'Italia - ha aggiunto Squinzi - può crescere, l'Italia deve crescere, ma non vediamo con chiarezza come sia possibile realizzare quello che chiediamo». Rispondendo poi a una domanda dei cronisti sul futuro del Governo il numero uno di viale dell'Astronomia ha chiarito che «Non è questione di nomi. L'importante è fare un Governo capace di governare e affrontare i temi dell'economia reale». Quanto allo scenario internazionale Squinzi, invece, ha le idee chiare: «Non è possibile mettere l'Italia sullo stesso piano di Cipro». Tra le priorità da mettere sul tavolo, ha poi chiarito Maroni, c'è quella delle infrastrutture. Infrastrutture che devono essere fatte senza più attendere. Le nostre imprese si impegnano a lavorare e a ottimizzare la produzione, ma quando il prodotto esce dai capannoni per essere trasportato si muove alla velocità media di 30 Km all'ora. La stessa di 30 anni fa». E a chi gli chiedeva se i tagli appena varati in regione Lombardia fossero conseguenza dei riflettori accesi sui costi della politica dai grillini ha risposto chiaro: «L'antipolitica non si combatte urlando di più ma con il buongoverno, quello che io mi propongo di fare».  


“Simone Boiocchi”
“La Padania 26.03.2013”

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