Gli artigiani da Maroni: agire su tasse e burocrazia. Ora !


In questi giorni sono trapelati nuovi dettagli della riunione tenutasi – rigorosamente a porte chiuse – mercoledì scorso nella Sala Marco Biagi di Regione Lombardia fra il nuovo esecutivo lombardo, l’opposizione e le parti sociali sul tema del lavoro. Un ambito in cui sono da notare, anzitutto, le richieste del mondo produttivo più caratteristico del Nord Italia: artigiani e piccole imprese. Una realtà desiderosa di pragmatismo, vessata dalle cartelle pazze di Equitalia il cui funzionario medio percepisce uno stipendio doppio o triplo di loro che sono costretti a volte, a malincuore, a evadere quel tanto che basta per sopravvivere. Non è un caso che le loro richieste per promuovere nuova crescita fossero tre: una ripresa intelligente delle politiche industriali per il rilancio delle filiere produttive, una riduzione della pressione fiscale (specie sul costo del lavoro) e un pesante contrasto agli eccessi della burocrazia.
Insomma al di là dell’azione diretta da parte dello Stato, utile fino a un certo punto, la cosa più importante pare essere la riduzione di tutti quei vincoli(economici e non) che impediscono a tutti gli effetti di sopravvivere alla crisi. Un piccolissimo imprenditore può anche guadagnare il minimo indispensabile per sopravvivere finché non incappa in uno studio di settore che, arbitrariamente, sostiene che in realtà guadagna molto di più e che – quindi – è evasore fino a prova contraria. Già perché se in qualsiasi forma di diritto occidentale (inclusi il diritto civile e penale italiani) uno è innocente fino a prova contraria, per il diritto tributario italico il contribuente è colpevole fino a prova contraria. Insomma se l’Agenzia delle Entrate pensa che io sia un evasore spetta a me trovare le prove per cui non lo sono. Una stortura della burocrazia che grida vendetta, insieme a tante altre (le decine di autorizzazioni che servono ad aprire una normale attività commerciale etc). La situazione è del resto più che mai critica. Le cessazioni di attività superano ormai da tempo le nuove iscrizioni al registro delle imprese e la disoccupazione continua a crescere, così come il ricorso agli ammortizzatori sociali in un quadro di risorse pubbliche calanti. Nell’ambito della cassa integrazione in deroga, ad esempio, la Lombardia si è vista assegnare il 17% delle risorse complessive, pur concorrendo al Pil nazionale in una misura superiore al 20%. Il Ministro Fornero ha accettato di incrementare di ulteriori 260 milioni il budget nazionale degli ammortizzatori e ciò consentirà di aumentare, ma in misura ancora insufficiente, i 137 milioni assegnati alla Lombardia. Per questo, nel corso della riunione, Maroni si è assunto l’impegno di ottenere una copertura maggiore del fabbisogno regionale: si parte con 42 milioni di euro che la Conferenza delle Regioni ha sbloccato in favore del territorio più produttivo d’Italia. Concludendo siamo certamente contenti dei contenuti di un incontro che lo stesso Maroni vorrebbe istituzionalizzare. Ci aspettiamo, però, che nelle prossime occasioni la giunta cerchi di dare qualche risposta in più che vada oltre il sopracitato ammortizzatore sociale. Uno strumento indispensabile di integrazione momentanea del reddito che, però, a lungo andare non risolve i problemi della crisi, semmai li inasprisce: per pagare gli stipendi servono infatti sempre più soldi, che vanno richiesti alle imprese che producono sempre più in difficoltà. Ciò che ci vuole è una politica fatta di meno tasse, burocrazia e taglio deciso della spesa pubblica: proprio ciò che chiedono gli artigiani.

“Matteo Borghi”
“lintraprendente.it 02.04.2013” 

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