Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto, si dice contrario alla proposta di legge del ministro all'integrazione Cecile Kyenge per il riconoscimento dello ius soli. E, in merito all'appoggio dato dal calciatore Mario Balotelli al ministro Kyenge, Zaia ha argomentato: «Come accade in quasi la totalità dell'Europa io sostengo lo ius sanguinis». «Non ho alcuna contrarietà al fatto che un cittadino immigrato abbia la nazionalità italiana, ma sostengo che deve averla - ha sottolineato il governatore veneto - sulla base di presupposti oggettivi: ad esempio l'esame della lingua italiana e la conoscenza del nostro territorio». «Mi risulta che da alcuni mesi, per quanto a mia conoscenza, non si svolge più nemmeno l'esame di lingua italiana - ha aggiunto Zaia. È sufficiente infatti inviare un plico di documentazione. Non sappiamo, dunque, se stiamo dando la cittadinanza a persone di cui non sappiamo nemmeno se siano in grado di parlare italiano». Zaia infine ha ricordato che celo ius solis, in un paese come l'Italia, che è un colabrodo per la vicinanza a Paesi extraeuropei, diventa un problema di gestione complessiva dell'immigrazione».
Per il vicepresidente della Lega Nord alla Camera, Matteo Bragantini, cela crociata personale che sta portando avanti il ministro Cecile Kyenge, evidentemente in cerca di notorietà, oltre a non rispecchiare la volontà di milioni di cittadini rischia diventare dannosa per il Paese». «Lo ius soli e l'abolizione del reato di clandestinità - ha proseguito - non sono certo tra le priorità di questo esecutivo, che piuttosto è stato formato per affrontare l'emergenza lavoro e la crisi economica. Come ho contrastato questa proposta già nella scorsa legislatura, continuerò il mio impegno affinché non si realizzi questa assurdità. La raccolta firme della Lega Nord - ha concluso - sarà fatta proprio per ricordare all'esecutivo, e al ministro per l'Integrazione, quali sono le necessità attuali delle famiglie e delle imprese». Sulla vicenda delle dichiarazioni del ministro Kyenge, ieri è intervenuto anche il deputato del Pdl, Maurizio Bianconi. «La cittadinanza è un tema importante, ma assai divisivo - ha detto Bianconi - e soprattutto non urgente. Esso, bel lontano dal risolvere le vere emergenze nazionali, tuttavia divide, fa discutere, garantisce titoli e spazi nei media. Sarebbe bene dunque che il neo parlamentare e neo ministro Kyenge si astenesse da proclami improvvidi quanto sgangherati su di un tema cosi delicato che investe i presupposti della nostra costituzione (sulla quale lei ha giurato), i rapporti con l'Europa, i diritti soggettivi di ciascuno, valutazione di coesione sociale». «Cessi dunque ogni fuga in avanti - avverte - perché contraria al programma, lesiva del patto di governo, e che crea al ministero Letta più problemi di quanti intenda risolverne».
Per il vicepresidente della Lega Nord alla Camera, Matteo Bragantini, cela crociata personale che sta portando avanti il ministro Cecile Kyenge, evidentemente in cerca di notorietà, oltre a non rispecchiare la volontà di milioni di cittadini rischia diventare dannosa per il Paese». «Lo ius soli e l'abolizione del reato di clandestinità - ha proseguito - non sono certo tra le priorità di questo esecutivo, che piuttosto è stato formato per affrontare l'emergenza lavoro e la crisi economica. Come ho contrastato questa proposta già nella scorsa legislatura, continuerò il mio impegno affinché non si realizzi questa assurdità. La raccolta firme della Lega Nord - ha concluso - sarà fatta proprio per ricordare all'esecutivo, e al ministro per l'Integrazione, quali sono le necessità attuali delle famiglie e delle imprese». Sulla vicenda delle dichiarazioni del ministro Kyenge, ieri è intervenuto anche il deputato del Pdl, Maurizio Bianconi. «La cittadinanza è un tema importante, ma assai divisivo - ha detto Bianconi - e soprattutto non urgente. Esso, bel lontano dal risolvere le vere emergenze nazionali, tuttavia divide, fa discutere, garantisce titoli e spazi nei media. Sarebbe bene dunque che il neo parlamentare e neo ministro Kyenge si astenesse da proclami improvvidi quanto sgangherati su di un tema cosi delicato che investe i presupposti della nostra costituzione (sulla quale lei ha giurato), i rapporti con l'Europa, i diritti soggettivi di ciascuno, valutazione di coesione sociale». «Cessi dunque ogni fuga in avanti - avverte - perché contraria al programma, lesiva del patto di governo, e che crea al ministero Letta più problemi di quanti intenda risolverne».
“La Padania 07.05.2013”
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