Una figuraccia che svilisce il ruolo di ministro e la persona. Questo il ricordo che la ministra all'Integrazione Cécile Kyenge lascia nella nostra Milano dove ieri ha consegnato cittadinanze onorarie farlocche a bimbi stranieri nati in città e ha scelto di non stringere la mano ad un esponente della Lega ma soprattutto ad un cittadino. LA VICENDA. Appena terminata la trasmissione mattutina su Radio Padania, decido di andare al Castello Sforzesco per seguire la manifestazione di consegna a 200 bimbi stranieri nati a Milano di un foglio con la scritta: da oggi sei italiano. Una manifestazione di parte, voluta dalla Giunta Pisapia e che la Lega ha combattuto con tutti gli strumenti democratici: dare un foglio che non ha alcun valore e scherzare con dei bambini su un tema tanto importante è gravissimo ma la sinistra può farlo liberamente senza far gridare allo scandalo.
Una volta al Castello ho riconosciuto subito le sale della consegna: ho visto le auto blu. Sono arrivato mentre la ministra stava facendo le foto di rito, sola, davanti ai fotografi. MINACCIA. Terminate le foto mi sono avvicinato porgendo la mano e presentandomi: «Alessandro Morelli, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale...». Immediato l'intervento degli agenti di scorta: nella città che per colpa anche di Pisapia sta diventando famosa per la sua insicurezza e pericolosità è ragionevole pensare che possa avvenire qualunque cosa a chiunque, Kyenge compresa ma, una volta chiarito che non sono una minaccia, gli agenti mi hanno lasciano perdere. Pensiamoci: sono un cittadino che intende presentarsi al ministro, cosa c'è di male? A questo punto diventa una questione di principio: «Ministro una stretta di mano... solo dare la mano...». Niente. La ministra sale sulla sua macchina (blu) e se ne va. DISTENSIONE. La distensione è l'unica ragione per cui avrei voluto scambiare una stretta di mano con Kyenge. Nelle ultime settimane i giornali hanno dato ampio spazio alle polemiche tra lei e la Lega, come se i leghisti avessero un "conto aperto" con la ministra. Niente di più falso: io ce l'ho con le idee che la Kyenge porta in giro in rappresentanza del Pd e del Governo in carica. Non si può far finta di nulla neppure sulle responsabilità del Pdl che accetta silenziosamente di avere un esponente dell'Esecutivo che propugna lo ius soli e l'abolizione del reato di clandestinità. La mia intenzione dunque è quella di far le capire: io ti combatterò in ogni modo democratico possibile, ma ti rispetto in quanto persona. DIS-INTEGRAZIONE. Evidentemente il ministro che intende «dare voce a chi non ce l'ha» non ha alcuna voglia di confrontarsi, non crede che la discussione aperta (magari dura ma corretta) sia il metodo per capire le diverse posizioni in campo. No. Il ministro sente solo le "sue" voci e ci racconta che è la società che vuole lo ius soli. Bene, sappia che è la SUA società, non la nostra. Con il suo comportamento ha palesato che non c'è alcun interesse a sentire i sentimenti della gente, di confrontarsi sulle decine di migliaia di firme raccolte per dire "no" all'abolizione del reato di clandestinità, di ascoltare i padani e italiani che hanno bocciato alle elezioni le proposte del Pd su questi temi. No, la Kyenge integrandosi ha preso il peggio della politica italica: la scorta e l'auto blu. Alle leggi? A quelle ci si pensa nei salotti radical chic, sul Britannia, tra le associazioni che da decenni vivono di prebende pubbliche coi soldi di Pantalone, ovunque purché si sia almeno quattro passi lontani dai cittadini: quelli che ti vorrebbero solo stringere la mano. RIVINCITA. Conosco tanta gente e francamente avere la Kyenge tra le mie conoscenze non mi cambia la vita. Però il suo comportamento da politico e da persona mi ha convinto ancora di più sul fatto che abbiamo ragione, dobbiamo combattere con ancora maggiore convinzione e vigore contro le idee di persone come queste che fanno della superiorità ideologica il loro marchio di fabbrica. Ancora più firme, ancora più mozioni contro questa sinistra che ciancia tanto di condivisione, fratellanza e dibattito e invece è la peggior piaga politica che la nostra società possa subire.
“Alessandro Morelli”
“La Padania 22.05.2013”

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