Cologno Monzese, 28 Maggio - Cologno Monzese non è stata toccata in questo giro di elezioni amministrative - il nostro turno, salvo sorprese, sarà nel 2015 - tuttavia non ci tiriamo indietro da qualche considerazione nostra, un po' personale che trae spunto, come riportato nel titolo, da un articolo apparso sul quotidiano online "L'indipendenza" scritto da M. Gargaglione.
Conosciamo bene le amministrazioni di sinistra, la campana rossa di Sesto San Giovanni è troppo vicina a noi per non sentirne i malefici effetti. Bisogna conoscere bene "i sinistri" - così li chiama un caro amico leghista di Sesto - per capire come ragionano e prevedere che in ogni caso è molto probabile che vincano laddove hanno dominato per decenni poiché è là che hanno le loro radici profonde.
Non vogliamo continuare oltre, solo condividere il testo integrale dell'articolo apparso su l'Indipendenza riguardante Siena.
Perchè stupirsi se a Siena il PD fa il pieno di voti?
Quanti elettori senesi gli debbono il salario a fine mese?
...Quante famiglie sono sistemate grazie a un ‘santo’ nel PD locale che li protegge? Il che mi dimostra che un cambiamento non è possibile finché la politica garantisce stipendi, salari, posti e posticini (incluse le pensioni). In effetti si stanno delineando le proporzioni della piramide rovesciata. Sempre più la pecentuale degli astensionisti rispecchia i non ‘protetti’, i produttori di ricchezza netta, i ‘productivos’, mentre i votanti, magari lamentandosi, facendo gli ‘indignados’, sono quelli che dal ‘sistema’ traggono sostentamento.
Un impiegato di una municipalizzata magari scenderà in piazza perché coi suoi 1.350 euro al mese fa sempre più fatica ad arrivare a fine mese, ma sono quattrini garantiti e sicuri e, caso mai, ne vuole di più. Mica vuol cambiare il sistema che gli fornisce la pagnotta. E’ da un po’ che vado sostenendo che la condizione indispensabile che deve verificarsi è che quei quattrini smettano di essere ‘sicuri’. La Thatcher diceva che è possibile fare i socialisti finché i soldi degli altri non finiscono. Aggiornerei il termine socialisti con ‘statalisti’ e intendo tutti, perché bisogna aggiungere nella cerchia anche i cosiddetti liberali ragionevoli, quelli realisti, quelli che sono ‘poco statalisti’.
Infatti se ci guardiamo bene, le nazioni che abbiamo imparato a conoscere come ‘poco stataliste’, l’Olanda, l’Inghilterra, gli USA, per non menzionare le socialdemocrazie nordiche che erano assai stataliste ma proteggevano la proprietà privata, non ce l’hanno fatta a rimanere ‘poco stataliste’ ma sono progressivamente scivolate nelle sabbie mobili del debito pubblico. E debito pubblico vuol dire più stato. Quindi non mi convincono le posizioni Boldriniane, Giannettiane e Zingalesche che, al netto delle tristi torte in faccia tra di loro, si battono per uno stato più piccolo. Ce l’avevamo lo stato piccolo, tutti ce l’avevano in Occidente, quando ripartimmo, vincitori e vinti, con una pala in mano a spalare macerie per ricostruire, con un decimo di leggi, regolamenti e di pressione fiscale rispetto a come siamo messi ora.
Democrazia del consenso (da comprare in cambio di privilegi, stipendiucci sicuri, sistemazioni di figli, cugini e amici da pagare coi quattrini estorti ai contribuenti) e mega stati centralizzati, col tempo portano al punto in cui, chi più chi meno, tutti sono arrivati, cioè la situazione di Siena portata all’ennesima potenza. Inclusi i de facto falliti Stati Uniti d’America.
[a cura di M. Gargaglione, tratto da l'indipendenza - quotidiano online - Leggi Articolo originale].
La sezione cittadina.

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