Ricordo come se fosse oggi, quel' 11 agosto 2006 quando si era appena smosso
qualcosa nel dibattito socio-politico, ma era ancora molto distante dalla
sensibilità che oggi i media mostrano sul tema della violenza contro le donne..
Tutti sapevano benissimo che quella violenza, (una violenza planetaria) era tra
di noi.
A quei tempi il dibattito politico, ma anche
mediatico era incentrato sulle strade insicure, i parcheggi bui, le fermate
dell'autobus isolate, ma soprattutto sugli stranieri, in particolare i Rom, loro erano troppi,
erano violenti, erano loro gli aggressori.
Anche se queste attenzioni riempivano i giornali, in realtà non penetrava
ancora la questione più grave, quella quotidiana, nascosta, dilagante della
violenza "affettiva", rinchiusa tra le mura domestiche.
Quel' 11 agosto 2006, venne uccisa Hina, 21
anni, in provincia di Brescia.. La stampa puntava ancora il dito sugli
extracomunitari, questa volta però sugli islamici..
L'efferatezza di quella vicenda riusci a spostare il dibattito dalle strade
alle case, dallo sconosciuto al parente stretto, dalla violenza sessuale alla
negazione della libertà.
Un padre, un fratello, un cognato e una madre, quest'ultima in un ruolo fra
complice e vittima, di certo succube di una tradizione islamica, tutta maschile,
avevano condannato a morte Hina, perché si vestiva, viveva e pensava
all'occidentale..
Quella storia, seguita da altre vicende simili, aveva chiarito che
l'autorità maschile poteva arrivare anche a questi estremi..
Però ancora si ribadì che la violenza era tra di noi, perché i barbari
erano loro, noi eravamo migliori..
Eravamo migliori fino a quando nell'aprile 2008, a Niscemi, in Sicilia,
Lorena, 14 anni, fu trovata in un pozzo, seviziata da ragazzi locali, non erano
islamici, non erano Rom, ma avevano deciso di punirla, offenderla dimostrare che erano loro i
padroni.
Solo allora abbiamo iniziato ad interrogarci sulle differenze culturali e
religiose.. Differenze culturali e religiose che usano diverse tradizioni,
influenzate dal patriarcalismo, che hanno lo
stesso scopo: " Negare che il mondo è molteplice, con alla base una dualità prima e
paritaria fra uomo e donna... "
Esistono molti termini, il più recente è femminicidio, per descrivere un
fenomeno che si ripete sin da quando si ha memoria dell'umanità, in tutte le
culture, anche se variano le forme è l'intensità in cui viene espresso.
Dare un nome alle differenti forme di aggressione significa riconoscere un
problema reale, che dovrebbe trasformarsi in problema sociale e
collettivo, invece ancora oggi si
ritiene un problema privato.
Le diverse definizioni, spesso utilizzate in modo interscambiabile non si
equivalgono, poiché in alcuni casi rappresentano un'evoluzione del concetto di
violenza, in altri riflettono paradigmi che si differenziano
nell'interpretazione.
La violenza sul corpo delle donne, è secondo il mio modesto parere una
delle manifestazioni del rapporto asimmetrico di potere tra generi, alla base
delle società patriarcali, forse erano utili un tempo, ma di certo oggi non lo
sono più.
La violenza sessuale e non solo, sono lo strumento attraverso il quale
sottomettere il femminile al maschile, dove la sessualità è usata per stabilire
e mantenere il controllo e il dominio.
Anche se oggi può accadere il contrario, questa consapevolezza non è
affatto scontata e universalmente accettata.
Molto spesso in Italia si tende ad attribuire il fenomeno alla frustrazione
del popolo maschile, frutto di aberrazioni personali i sociali, basate
sull'immagine della sessualità maschile come impulso incontenibile da soddisfare
con qualsiasi mezzo, invece, l'immagine della sessualità femminile come un
impulso passivo, provocatore, ambiguo, che dice di No ma in realtà vorrebbe dire
di SI.
Gayle Rubin, un'antropologo americano, nel 1975, indicò questa relazione
asimmetrica impiegando il concetto di "genere", distinguendola nettamente dal
"sesso".
Mentre il "sesso" riguarda l'essere maschio o femmina, in senso biologico a
secondo di una conformazione anatomica; il "genere" riguarda la costruzione socio-culturale delle due identità,
ossia, i comportamenti, i ruoli e le aspettative ritenute socialmente normali e
quindi attesi.
L'idea che le donne siano più adatte alla vita domestica e gli uomini siano
più competitivi e meno portati ai sentimenti, fa parte della costruzione di ogni
società, ognuna con proprie caratteristiche avvolte differenti.
Quando inizieremo a costruire una società paritaria, a scala globale, in
tutti i suoi aspetti, sarà già troppo tardi, ma è meglio tardi che mai.
La Corte Costituzionale, circa un'anno fa, si è presa il lusso di togliere
l'obbligatorietà ai giudici, per la custodia cautelare in carcere per gli
aggressori.
Poiché le chiacchiere non mi piacciono, vorrei invitare questo consiglio
comunale ad approvare una proposta a sostegno di un comitato, che promuova una
proposta di Referendum di iniziativa popolare per istituire una pena non
inferiore all'ergastolo per i reati di femminicidio, impegnandomi personalmente
qualora questa proposta venga accettata.
Salvatore Biafora
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