Maroni: sarò GARANTE di sicurezza, legalità e TRASPARENZA


In una campagna elettorale alle battute finali, nella quale, ormai, è difficile distinguere il vero dal verosimile, i titoli accademici reali da quelli falsi, le firme regolari da quelle irregolari, che ha consacrato come personaggio tra i pochi veramente attendibili il solo Mago Zurlì, le uniche garanzie di un certo spessore politico vengono assicurate da Roberto Maroni, leader del Carroccio e candidato alla guida dal Pirellone. Ha impiegato poco a darne dimostrazione anche ieri in Corso Buenos Aires, a Milano, durante l' incontro con una delegazione dei medici di famiglia e dei medici insegnanti dell'Università Statale di Milano. Si parlava, ovviamente, di sanità lombarda, al di là delle polemiche sterili sollevate in mattinata dal candidato Pd Umberto Ambrosoli (incurante delle pesanti inchieste su Filippo Penati, ex vicepresidente democrat di Regione Lombardia e braccio destro di Pierluigi Bersani). Una domanda apparentemente scomoda («Da governatore cambierà il sistema di nomina dei vertici sanitari?») ha dato modo a Maroni di confermare il principio che ispira il suo modo di intendere la politica e la cosa pubblica: «In una scala da uno a dieci - ha spiegato il leader della Lega Nord - l'appartenenza politica per me vale zero, mentre i meriti valgono dieci.
Questo per dire che io voglio farmi affiancare da chi fa il proprio lavoro in maniera professionale, voglio nei posti di responsabilità gente capace. Lo non guardo in faccia a nessuno, per me la persona giusta è la persona giusta, poi si possono fare degli errori ma, come principio, premierò il merito e non l'appartenenza partitica». Poco prima dell'incontro con i medici, Maroni aveva partecipato al confronto televisivo su Raitre con gli altri quattro candidati alla presidenza di Regione Lombardia. In quel contesto, il leader della Lega aveva avuto modo di spiegare che aveva trovato «stravagante» l' iniziativa di Ambrosoli che, in mattinata, aveva presentato il proprio progetto di Macroregione assieme a Matteo Renzi, sindaco di Firenze. «Quando io ho lanciato la Macroregione - ha ricordato Maroni - Ambrosoli ne ha detto peste e corna, poi si è accorto che nel suo programma la Macroregione c'è e allora dice "viva la Macroregione", ma la sua non la nostra. Le cose, invece, stanno così: il copyright sulla Macroregione ce l'abbiamo noi». Maroni a Raitre parla da presidente, ha già in mente parte della squadra di governo che lo affiancherà, («sarà formata per metà da uomini e per metà da donne», dice il leader del Carroccio), anticipa il nome dell'olimpionico Antonio Rossi allo Sport, e si dice soprattutto certo di tenere per sé le deleghe di Sicurezza, Legalità e Trasparenza: «Non darò la delega alla Legalità a nessun assessore, me ne occuperò io, me ne voglio occupare io. Anche per la Sicurezza Urbana mi terrò la delega». Obiettivo di Maroni, ovviamente, è mettere a disposizione dei lombardi l'esperienza di lotta alla criminalità fatta da ministro dell'Interno. Sempre in tema di assessorati, a margine di un incontro con i rappresentanti dei gestori delle stazioni di servizio, Maroni ha inoltre comunicato che, come governatore, «intendo tenere io personalmente anche la delega alla Trasparenza, senza darla a nessun altro perché il mio impegno personale è stato questo: contro il malaffare». Il segretario leghista si è poi impegnato a riconfermare la carta sconto benzina che nelle zone di confine con la Svizzera è stata attuata per evitare che i residenti vadano a fare il pieno all'estero. «Anzi, l'iniziativa della carta benzina - ha aggiunto - intendo estenderla anche alle imprese, con un meccanismo di agevolazioni per evitare la localizzazione delle nostre aziende all'estero». Parlando, invece, di politica nazionale, Maroni ha usato parole dure contro il leader di "Fare per fermare il declino", finito nell'occhio del ciclone per via dei titoli accademici fasulli millantati: «Uno che predica, fa la morale e poi razzo la male è un casciaball - ha detto il segretario federale riferendosi a Oscar Giannino - lui e Monti sono due casciabali». Ma ne ha avute anche per il capo del M5S: «Gli slogan che urla Grillo in questi giorni - ha osservato Maroni - sono slogan che si urlavano durante il tempo del fascismo. Quando dice "politici arrendetevi" dice cose che si dicevano allora. Per fortuna che c'è la Lega, che è un presidio di democrazia». E una punzecchiata non l'ha risparmiata nemmeno a Monti: «È una cialtronata -ha detto commentato le dichiarazioni del Professore riguardo una presunta ostilità di Angela Merkel nei confronti del leader del Pd Bersani non sapendo cosa fare, visto la gente che frequenta, Fini e Casini, è naturale che prima o poi sarebbe caduto in una gaffe». Gaffe corretta sì dal presidente del Consiglio uscente ma, come al solito, fuori tempo massimo. 

“Andrea Ballarin”
“La Padania 23.02.2013”

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