Via Irap e bollo auto: LA CONCRETEZZA bergamasca di Maroni

Prima l'incontro con gli imprenditori locali per parlare di fiscalità territoriale e trovare soluzioni al devastante delocalizzare delle aziende del Nord. Poi di corsa, intorno alle 19.10, nella nuova sede di via Corridoni (Maroni point) per presentare i nove candidati della società civile della Bergamasca che lo appoggeranno nella sfida alla guida del Pirellone. Quindi a tarda sera al centro congressi della città orobica con il direttore de l'Eco di Bergamo, il comasco Giorgio Gandola per la presentazione del suo libro Il mio Nord. Un vero e proprio tour de force quello del leader legista Roberto Maroni (oggi pomeriggio a Lodi per un doppio appuntamento) che sta toccando tutte le realtà lombarde. Ma Bergamo, nell'immaginario collettivo e non solo leghista, ha un significato particolare per "Bobo", come lo chiamano affettuosamente i militanti del Carroccio. Qui, al polo fieristico, si materializzò la serata delle scope. Da qui, da questa terra a cui viene riconosciuta una laboriosità tipica del Nord, la Lega stessa ha sempre trovato linfa vitale per le sue battaglie. Da anni la provincia bergamasca è la più generosa in termini di voti per il movimento. La conferma arriva subito. Dal pienone di ieri sera al Maroni point. E lui, il "Bobo", è lapidario: «l'ultimo sondaggio che abbiamo a disposizione ci dice che siamo avanti di quattro punti e in costante crescita ». Il motivo? semplice. «Siamo credibili e abbiamo un programma chiaro e altrettanto credibile». Dove la proposta più forte è quella di trattenere ccii 75 per cento delle tasse sul territorio».

E allora «via il bollo auto, via l'Irap e libri gratis per i nostri studenti e finalmente faremo le infrastrutture che servono ai lombardi». Poi uno sguardo oltre confine: «Mettere insieme le Regioni del Nord e realizzare quel sogno di Miglio della macroregione» . Una visione «nuova e diversa». Perché quello che si costruisce oggi in Lombardia ha una prospettiva europea. «Bavaresi, Scozzesi, Catalani come noi lombardi: per tutti il territorio è la priorità di una visione politica concreta». Quindi Maroni torna sulla questione economica: cd nostri soldi devono rimanere qui». Prima di chiudere con la convinzione «che ci sono tutte le condizioni per vincere questa grande battaglia». Eccolo il Maroni tutto concretezza, in stile bergamasco. Una città generosa Bergamo dove appena metti piede ti insegnano che qui, «Prima c'è il vescovo, dopo l'Atalanta e terzo il sindaco...». In sala c'è Daniele Belotti, ex assessore regionale all'urbanistica. Si vedono Giacomo Stucchi e Andrea Gibelli. E tanti semplici militanti e simpatizzanti. Ma soprattutto ci sono loro, i candidati della lista Maroni presidente: l'imprenditrice 37enne Vanessa Pesenti; Gianluigi Stanga, dirigente sportivo, Lara Magoni, vice campionessa del mondo di sci; Emmanuele Marziali di Azzano San Paolo; la psicologa Silvia Raimondi, Roriano Amidoni (artigiano); Luca Mangili, presidente provinciale della federazione italiana tabaccai, la 41enne Monica Vescovi di Urgnano e Francesco Mapelli, classe 1947 e numero uno della Coldiretti di Bergamo. «Una lista civica vera, di persone che lavorano in altri settori durante la settimana, di chi ha voglia di mettersi in gioco, di gestire la cosa pubblica grazie anche al proprio entusiasmo», ci tiene a chiarire Maroni. «E questo dove ci troviamo ora diventerà oggi un punto di ritrovo per scambiarsi opinioni e informazioni. Soprattutto per i cittadini ». Tradotto: «Un grande contenitore di proposte. Che resterà aperto - annuncia il leader leghista - «anche dopo la campagna elettorale, e così in ogni comune capoluogo di provincia». Un'esperienza che parte e non si esaurisce con le elezioni in Lombardia. «Io ci credo e ci punto molto. Saranno luoghi di incontro grazie ai quali i cittadini potranno portare il loro contributo per migliorare giorno dopo giorno questa nostra grande Lombardia. lo stesso non avrò paracaduti, nessuna mia candidatura a Camera e Senato: se vinco faccio il governatore altrimenti il militante. Perché credo fermamente nella parola Prima il Nord». C'è infine tempo per una stoccata al Pd: «Non sono d'accordo con la nostra proposta di trattenere il 75 per cento delle tasse in Lombardia. forse vogliono che i soldi continuino ad andare nelle altre regioni dove sono più forti?»
 
“Simone Girardin”
“La Padania 19.01.2013” 

Nessun commento: