"Per
giustificare davanti ai cittadini il governo tecnico si è creato un drammatico
effetto paura». Non usa mezzi termini l'ex ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti per "bocciare" su tutta la linea la politica economica del governo
Monti. Un governo che, spiega, «ha fatto semplicemente un disastro».
Professar Tremonti, cominciamo dai dati. La disoccupazione è esplosa, la
recessione è sempre più profonda e il debito pubblico è arrivato a 2020
miliardi. Che voto si merita il governo tecnico? «La domanda è sbagliata
perché il governo tecnico non è mai esistito, è sempre stato un governo politico
generato da un'operazione politica. Un'operazione che non ha riscontri nella
storia remota o recente della democrazia in Europa. Hanno votato in Grecia, in
Irlanda, in Spagna ma non si è votato in Italia dove, proprio per evitare il
voto, si è generato un governo politico con effetti collaterali devastanti».
A cosa si riferisce esattamente? «Per fare cadere il vecchio governo si è
fatto cadere il Paese. Per giustificare davanti ai cittadini il governo tecnico
si è creato un drammatico effetto paura e un governo nato dalla paura a sua
volta ha fatto paura. É stato nello stesso tempo insieme artefice e vittima del
suo destino di vita e di morte. Non sto dicendo che non ci fosse la crisi, ma è
chiaro che l'operazione di montaggio del governo Monti prima, e l'azione del
governo Monti dopo, hanno aggiunto un carico addizionale di recessione. E così
quello che si presentava come un governo tecnico ha fatto politica fin
dall'inizio. Non ha fatto quello che si diceva dovesse fare, ha fatto
semplicemente un disastro. I "tecnici" come i Re Magi dovevano portarci tre
doni: la stabilità finanziaria, la crescita economica e la normalità politica».
Vuole analizzare questi tre punti? «Dopo un anno facciamo l'inventario: oggi lo spread è a 260, esattamente come era nell'agosto del 2011, il doppio di quello che è stato nei tre anni precedenti e cioè 113. Monti dice che a novembre era a 500? lo ricordo a Monti che nell'agosto 2012 era di nuovo a 500 pur avendo dietro il trilione di liquidità quasi regalato dalla Bce alle banche». Secondo punto è la crescita economica «Siamo a più o meno -3 di recessione. Il deficit è al 3%, il debito sta esplodendo, la disoccupazione sta invadendo il Paese, i negozi e le imprese chiudono, le strade sono piene di affittasi e vendesi, si moltiplicano i negozi e i cartelli compro oro. Questo è il segno più grave dell'attacco al ceto medio ». Rimarrebbe la normalità politica ... «É difficile considerare normale un'astensione al 30%, l'esplosione di Grillo che tuttavia è legittima, la grottesca presenza di un senatore a vita capo del governo che sia agita come un ossesso di lotta e di governo; uno che vorrebbe insegnare l'etica politica e che s i presenta a volte come Lucignolo a volte come Pinocchio. Ma insomma, le sembra normale che fino a luglio si dica che la struttura Italia tiene perché, seppur mancando la crescita, tengono i conti pubblici; che a novembre si dica che siamo faccia a faccia con un disastro e che tutto venga risolto con il salvataggio di dicembre? C'è qualche cosa che non va e lo capiscono tutti. Se fosse stato vero che in Italia c'erano drammatici problemi struttura li questi avrebbero dovuto esserci già prima e non potevano scomparire d'incanto in un mese. É in questa sequenza che c'è l'evidenza del carattere non struttura le ma sovrastrutturale dell'operazione Monti. Prima si è drammatizzata la crisi e poi s i è calato dall'alto il governo. Si doveva andare a votare e su questo aveva perfettamente ragione la Lega». Invece così non è stato e i cittadini non hanno potuto esercitare il voto che è alla base della democrazia. Forse perché qualcuno aveva già deciso ... «In gennaio è apparso su Chi un servizio patinato con la famiglia Monti. Ma un servizio fotografico di quel tipo non lo fa un tecnico, lo fa un politico! Lei ha mai visto la famiglia Ciampi, con rispetto parlando? Monti ha dedicato più tempo al Cda della Rai che alla preparazione della legge di stabilità. Un altro esempio? In un'intervista, il senatore Santo Versace ricorda l'ingratitudine di Monti che non gli ha dato la candidatura pur avendolo ringraziato per averlo indicato come presidente del Consiglio nel suo memorabile intervento d'aula del settembre 2011. Versace racconta che subito dopo Monti gli ha telefonato per ringraziarlo. Delle due l'una: o Santo e Mario erano pappa e ciccia, oppure Monti ascoltava in cuffia ogni minimo rumore romano. In realtà tutti sapevano che era un anno che Monti si stava preparando, attratto calamitosamente dal potere e dalla politica, come provano i fatti di questi ultimi giorni. Personalmente sono convinto che Monti non avesse la minima idea di cosa è il governo di un grande Paese in crisi. É un burocrate del pensiero, più burocrate che pensiero, applicato in qualche esperienza amministrativa. Ma la politica è un'altra cosa. Non esiste un Paese al Mondo e non certo un grande Paese in crisi che affidi la guida del governo a uno che non è mai stato al governo». Il risultato è sotto gli occhi di tutti ... «Vede, Monti poteva manovrare sulle tasse e sui tagli facendo contestualmente le sue "riforme". Ma non ha manovrato insieme sulle tasse e su i tagli. Prima ha messo un carico mostruoso di tasse soprattutto su un solo settore, poi, ma solo a partire da luglio, ha fatto anche i tagli. Per non sbagliare devi fare le due cose insieme, non un eccesso dell'una e un rinvio dell'altra ». Ha parlato di riforme, a cosa si riferisce? «Mi riferisco alle privatizzazioni che lo hanno visto statizzare soprattutto nel settore bancario. Qualcuno parla di liberalizzazioni ma lei ha forse visto un taxi in più? Ah si, poi ci sono le semplificazioni. Se si fotocopiano le pagine della Gazzetta Ufficiale che contiene le Leggi e i Decreti del governo si copre una superficie pari a quella di 40 campi da calcio. Ma non sarà mica questa la semplificazione vero? La cosa più grave è quella che emerge ora: la dissociazione evidente nella dichiarazione che ha appena fatto. Quella in cui dice: "La crisi finanziaria è finita" e ora resta la "crisi sociale". Per uno che non ha previsto l'avvio della crisi finanziaria è difficile vedere la fine... In realtà la crisi non è risolta perché non solo il rischio della crisi finanziaria globale incombe ancora, ma perché non si può immaginare che il bilancio pubblico vada bene se va male il bilancio delle imprese e delle famiglie. Sono le due facce di una stessa medaglia. Se si pensa che il bilancio pubblico vada bene perché si sono messe nuove tasse devastando l'economia, non si può ignorare che poi la realtà si vendicherà. Andando in crisi l'economia viene a mancare il gettito e si crea un effetto boomerang. Ci sono due dati e due date che secondo me contengono un po' tutto. Negli ultimi anni '80 la massa finanziaria internazionale era pari a circa 500mld di dollari. Oggi la massa finanziaria globale è pari a 67 trilioni di dollari circa. Nello sviluppo di questi numeri c'è tutta la trasformazione epocale globale avvenuta nel nostro Mondo: la cancellazione o la riduzione degli Stati, dei governi, delle persone, dei cittadini; la sostituzione dei vecchi valori economici o etici portati dal lavoro con nuovi valori finanziari sviluppati su serie infinite di algoritmi virtuali e tuttavia dominanti. Una massa che in questo momento da una parte costituisce una superpotenza anonima che non ha confini, non ha regole e limiti e che ci indica come pensare e per chi votare ad esempio per continuare con il salvifico governo Monti - mentre dall'altra parte contiene in se gli elementi tossici della sua autodistruzione. Non ci sono regole sulla finanza è la finanza che pretende di dettarci le sue regole, rovesciando il mondo prima di rovesciare se stessa ». Vuole farci un esempio? «Quando la crisi del '29 –e questa è una crisi più grave di quella del '29 – esce dal recinto di Wall Street ed entra nella vita delle famiglie americane creando disoccupazione e disperazione, nel '33 gli Usa eleggono presidente Roosevelt che nel suo primo discorso per radio parla delle banche e dice che se una banca raccoglie il risparmio dei cittadini lo deve usare solo per fare credito produttivo, per finanziare le imprese e le famiglie, ma non per speculare. Una legge che venne abrogata nel '99 da Clinton, lo stesso che ha lanciato i derivati. In casa nostra la vecchia legge bancaria del '36 fu, pari data, abrogata con il decreto Draghi. Così se la finanza fa profitti se li tiene, se fa perdite le pubblicizza e le fa pagare ai contribuenti o ai risparmiatori. La prima cosa da fare è tornare alla differenza tra credito produttivo e finanziario». Cosa fare in concreto? «La prima cosa è un'operazione ossigeno. Bisogna bloccare subito gli aumenti. Hanno aumentato tutto: tariffe, bollette, perfino le multe ... Non si possono bloccare pensioni e stipendi come se l' inflazione non ci fosse e poi invece riconoscere l'inflazione dal lato dei costi. Il che, tra l' altro, è anche un errore economico; se aumenti quelle voci e le aumenti troppo, riduci i consumi. E quindi le imprese fornitrici non fanno più utili ma alla fine più perdite. Secondo,. bisogna mettere il Tfr in busta paga. Vuoi dire almeno uno stipendio in più che permette ai lavoratori di tirare un sospiro di sollievo. Necessario poi abrogare subito la legge Fornero che ha devastato il lavoro. Con il miraggio del posto fisso, in piena crisi, non crea occupazione ma disperazione. Senza contare il tema delle pensioni. Tenere al lavoro un anziano non aumenta la produttività ma toglie solo il posto ai giovani». So che a lei sta a cuore anche il tema del contratto di lavoro «Il Pil del nostro Paese è fatto, per il 90%, da piccole e medie imprese ma i contratti di lavoro sono verticalmente divisi per settore. E dentro lo stesso settore si trovano tanto la grande industria quanto la piccola. Vuoi dire che stiamo applicando l'eccezione al posto della regola. Il segreto della Germania è stato quello di portare i contratti di lavoro nella dimensione delle imprese. Noi applichiamo contratti di lavoro tipici della grande impresa anche alla piccole e questo è suicidio». C'è poi il tema dei finanziamenti «Nel 2011 i finanziamenti c'erano e in Italia costavano meno che in Germania. Adesso costano il doppio e non ci sono. Serve una grande banca pubblica. La Cassa Depositi e Prestiti che abbiamo usato per finanziare le imprese va quintuplicata come accade in Germania dove la Kfw che il Pilastro dell'economia tedesca, si raccorda con le banche territoriali e garantisce l'export avendo alle spalle la garanzia della Repubblica Federale Tedesca. Invece di fare come la Germania stiamo finanziando la Germania. Grazie al fondo salva Stati Efm di cui Monti si presenta come l' inventore e che in realtà non è un salva Stati o salva popoli, ma un salva banche, stiamo finanziando le banche tedesche, francesi.. Siamo esposti al rischio per il 5% ma paghiamo il 18%. Se la Germania fosse esposta per il 5, pagherebbe il 18? No. In Europa i politici possono essere disprezzati, rispettati o apprezzati. È rispettato chi fa gli interessi del suo Paese; è apprezzato chi fa gli interessi degli altri Paesi. Monti è molto, molto apprezzato ».
Vuole analizzare questi tre punti? «Dopo un anno facciamo l'inventario: oggi lo spread è a 260, esattamente come era nell'agosto del 2011, il doppio di quello che è stato nei tre anni precedenti e cioè 113. Monti dice che a novembre era a 500? lo ricordo a Monti che nell'agosto 2012 era di nuovo a 500 pur avendo dietro il trilione di liquidità quasi regalato dalla Bce alle banche». Secondo punto è la crescita economica «Siamo a più o meno -3 di recessione. Il deficit è al 3%, il debito sta esplodendo, la disoccupazione sta invadendo il Paese, i negozi e le imprese chiudono, le strade sono piene di affittasi e vendesi, si moltiplicano i negozi e i cartelli compro oro. Questo è il segno più grave dell'attacco al ceto medio ». Rimarrebbe la normalità politica ... «É difficile considerare normale un'astensione al 30%, l'esplosione di Grillo che tuttavia è legittima, la grottesca presenza di un senatore a vita capo del governo che sia agita come un ossesso di lotta e di governo; uno che vorrebbe insegnare l'etica politica e che s i presenta a volte come Lucignolo a volte come Pinocchio. Ma insomma, le sembra normale che fino a luglio si dica che la struttura Italia tiene perché, seppur mancando la crescita, tengono i conti pubblici; che a novembre si dica che siamo faccia a faccia con un disastro e che tutto venga risolto con il salvataggio di dicembre? C'è qualche cosa che non va e lo capiscono tutti. Se fosse stato vero che in Italia c'erano drammatici problemi struttura li questi avrebbero dovuto esserci già prima e non potevano scomparire d'incanto in un mese. É in questa sequenza che c'è l'evidenza del carattere non struttura le ma sovrastrutturale dell'operazione Monti. Prima si è drammatizzata la crisi e poi s i è calato dall'alto il governo. Si doveva andare a votare e su questo aveva perfettamente ragione la Lega». Invece così non è stato e i cittadini non hanno potuto esercitare il voto che è alla base della democrazia. Forse perché qualcuno aveva già deciso ... «In gennaio è apparso su Chi un servizio patinato con la famiglia Monti. Ma un servizio fotografico di quel tipo non lo fa un tecnico, lo fa un politico! Lei ha mai visto la famiglia Ciampi, con rispetto parlando? Monti ha dedicato più tempo al Cda della Rai che alla preparazione della legge di stabilità. Un altro esempio? In un'intervista, il senatore Santo Versace ricorda l'ingratitudine di Monti che non gli ha dato la candidatura pur avendolo ringraziato per averlo indicato come presidente del Consiglio nel suo memorabile intervento d'aula del settembre 2011. Versace racconta che subito dopo Monti gli ha telefonato per ringraziarlo. Delle due l'una: o Santo e Mario erano pappa e ciccia, oppure Monti ascoltava in cuffia ogni minimo rumore romano. In realtà tutti sapevano che era un anno che Monti si stava preparando, attratto calamitosamente dal potere e dalla politica, come provano i fatti di questi ultimi giorni. Personalmente sono convinto che Monti non avesse la minima idea di cosa è il governo di un grande Paese in crisi. É un burocrate del pensiero, più burocrate che pensiero, applicato in qualche esperienza amministrativa. Ma la politica è un'altra cosa. Non esiste un Paese al Mondo e non certo un grande Paese in crisi che affidi la guida del governo a uno che non è mai stato al governo». Il risultato è sotto gli occhi di tutti ... «Vede, Monti poteva manovrare sulle tasse e sui tagli facendo contestualmente le sue "riforme". Ma non ha manovrato insieme sulle tasse e su i tagli. Prima ha messo un carico mostruoso di tasse soprattutto su un solo settore, poi, ma solo a partire da luglio, ha fatto anche i tagli. Per non sbagliare devi fare le due cose insieme, non un eccesso dell'una e un rinvio dell'altra ». Ha parlato di riforme, a cosa si riferisce? «Mi riferisco alle privatizzazioni che lo hanno visto statizzare soprattutto nel settore bancario. Qualcuno parla di liberalizzazioni ma lei ha forse visto un taxi in più? Ah si, poi ci sono le semplificazioni. Se si fotocopiano le pagine della Gazzetta Ufficiale che contiene le Leggi e i Decreti del governo si copre una superficie pari a quella di 40 campi da calcio. Ma non sarà mica questa la semplificazione vero? La cosa più grave è quella che emerge ora: la dissociazione evidente nella dichiarazione che ha appena fatto. Quella in cui dice: "La crisi finanziaria è finita" e ora resta la "crisi sociale". Per uno che non ha previsto l'avvio della crisi finanziaria è difficile vedere la fine... In realtà la crisi non è risolta perché non solo il rischio della crisi finanziaria globale incombe ancora, ma perché non si può immaginare che il bilancio pubblico vada bene se va male il bilancio delle imprese e delle famiglie. Sono le due facce di una stessa medaglia. Se si pensa che il bilancio pubblico vada bene perché si sono messe nuove tasse devastando l'economia, non si può ignorare che poi la realtà si vendicherà. Andando in crisi l'economia viene a mancare il gettito e si crea un effetto boomerang. Ci sono due dati e due date che secondo me contengono un po' tutto. Negli ultimi anni '80 la massa finanziaria internazionale era pari a circa 500mld di dollari. Oggi la massa finanziaria globale è pari a 67 trilioni di dollari circa. Nello sviluppo di questi numeri c'è tutta la trasformazione epocale globale avvenuta nel nostro Mondo: la cancellazione o la riduzione degli Stati, dei governi, delle persone, dei cittadini; la sostituzione dei vecchi valori economici o etici portati dal lavoro con nuovi valori finanziari sviluppati su serie infinite di algoritmi virtuali e tuttavia dominanti. Una massa che in questo momento da una parte costituisce una superpotenza anonima che non ha confini, non ha regole e limiti e che ci indica come pensare e per chi votare ad esempio per continuare con il salvifico governo Monti - mentre dall'altra parte contiene in se gli elementi tossici della sua autodistruzione. Non ci sono regole sulla finanza è la finanza che pretende di dettarci le sue regole, rovesciando il mondo prima di rovesciare se stessa ». Vuole farci un esempio? «Quando la crisi del '29 –e questa è una crisi più grave di quella del '29 – esce dal recinto di Wall Street ed entra nella vita delle famiglie americane creando disoccupazione e disperazione, nel '33 gli Usa eleggono presidente Roosevelt che nel suo primo discorso per radio parla delle banche e dice che se una banca raccoglie il risparmio dei cittadini lo deve usare solo per fare credito produttivo, per finanziare le imprese e le famiglie, ma non per speculare. Una legge che venne abrogata nel '99 da Clinton, lo stesso che ha lanciato i derivati. In casa nostra la vecchia legge bancaria del '36 fu, pari data, abrogata con il decreto Draghi. Così se la finanza fa profitti se li tiene, se fa perdite le pubblicizza e le fa pagare ai contribuenti o ai risparmiatori. La prima cosa da fare è tornare alla differenza tra credito produttivo e finanziario». Cosa fare in concreto? «La prima cosa è un'operazione ossigeno. Bisogna bloccare subito gli aumenti. Hanno aumentato tutto: tariffe, bollette, perfino le multe ... Non si possono bloccare pensioni e stipendi come se l' inflazione non ci fosse e poi invece riconoscere l'inflazione dal lato dei costi. Il che, tra l' altro, è anche un errore economico; se aumenti quelle voci e le aumenti troppo, riduci i consumi. E quindi le imprese fornitrici non fanno più utili ma alla fine più perdite. Secondo,. bisogna mettere il Tfr in busta paga. Vuoi dire almeno uno stipendio in più che permette ai lavoratori di tirare un sospiro di sollievo. Necessario poi abrogare subito la legge Fornero che ha devastato il lavoro. Con il miraggio del posto fisso, in piena crisi, non crea occupazione ma disperazione. Senza contare il tema delle pensioni. Tenere al lavoro un anziano non aumenta la produttività ma toglie solo il posto ai giovani». So che a lei sta a cuore anche il tema del contratto di lavoro «Il Pil del nostro Paese è fatto, per il 90%, da piccole e medie imprese ma i contratti di lavoro sono verticalmente divisi per settore. E dentro lo stesso settore si trovano tanto la grande industria quanto la piccola. Vuoi dire che stiamo applicando l'eccezione al posto della regola. Il segreto della Germania è stato quello di portare i contratti di lavoro nella dimensione delle imprese. Noi applichiamo contratti di lavoro tipici della grande impresa anche alla piccole e questo è suicidio». C'è poi il tema dei finanziamenti «Nel 2011 i finanziamenti c'erano e in Italia costavano meno che in Germania. Adesso costano il doppio e non ci sono. Serve una grande banca pubblica. La Cassa Depositi e Prestiti che abbiamo usato per finanziare le imprese va quintuplicata come accade in Germania dove la Kfw che il Pilastro dell'economia tedesca, si raccorda con le banche territoriali e garantisce l'export avendo alle spalle la garanzia della Repubblica Federale Tedesca. Invece di fare come la Germania stiamo finanziando la Germania. Grazie al fondo salva Stati Efm di cui Monti si presenta come l' inventore e che in realtà non è un salva Stati o salva popoli, ma un salva banche, stiamo finanziando le banche tedesche, francesi.. Siamo esposti al rischio per il 5% ma paghiamo il 18%. Se la Germania fosse esposta per il 5, pagherebbe il 18? No. In Europa i politici possono essere disprezzati, rispettati o apprezzati. È rispettato chi fa gli interessi del suo Paese; è apprezzato chi fa gli interessi degli altri Paesi. Monti è molto, molto apprezzato ».
“Simone
Boiocchi”
“La Padania
19.01.2013”
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