ARTICOLO TRATTO DALLA PADANIA DEL 31 MARZO 2012
L’ultimo rapporto Svimez: il Meridione paga più tasse del Nord. Ma i numeri ufficiali dicono il contrario. Anche sulla capacità di gestire la cosa pubblica
Comuni in bancarotta: il 79% è al Sud
Non
c’è nulla da fare, l’imbroglio e la menzogna sono parte irrinunciabile del modo
di ragionare e di comportarsi dei
meridionali. L’alterazione della realtà, infatti, passa anche la scientifica
mistificazione dei numeri. Si legge nel rapporto
Svimez pubblicato ieri: «Tasse, il Sud paga lo0,38% in più del Centro-Nord». E
ancora: «Contrariamente alla vulgata corrente, i cittadini del Sud continuano a
pagare più tasse di quelli del Nord e del Centro». E via di questo passo.
L’Associazione
per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, stavolta, l’ha davvero fatta
fuori dal vaso, interpretando a proprio piacimento dati che, contrariamente a
quanto sostenuto, la dicono lunga su quanto scarso sia
il ruolo del meridione nel sistema produttivo della Penisola, su quante risorse
cadano a pioggia da decenni da quelle parti e quanto poco contribuiscano gli
abitanti del Sud nel rimpinguare le entrate tributarie dello Stato e degli enti
locali.
Non
si capisce bene, infatti, il motivo per il quale i cittadini del Sud
pagherebbero più tasse di quelli del Nord se, poi, la tabella pubblicata dalla stessa
Svimez sostiene che nel 2010 ogni cittadino del Sud ha versato 298 euro
procapite,contro i 385 del Centro e i 410 del Nord.
L’associazione
meridionale afferma, infatti, che – sempre in termini pro-capite - «negli ultimi
venti anni le entrate tributarie
sono raddoppiate nei Comuni del Centro-Nord (…) mentre al Sud sono tritibile: nel
1991 nel Mezzogiorno pagavano
119 euro, nel 2010 la cifra è salita a 298 euro. Per chi i calcoli li vuole fare
bene, la sostanza è che ancora oggi, a Sud si paga un quarto in meno rispetto
al Nord. Questa è l’interpretazione delle cifre senza alcuna distorsione
della realtà dei fatti. In ogni caso, possono essere fatte due considerazioni rispetto
al triplicare dei costi: la prima riguarda il fatto che le aliquote impositive,
evidentemente, erano talmente basse rispetto a quanto pagato
al Nord da dover essere corrette e adeguate alla reale spesa pubblica sostenuta
dagli enti locali meridionali per l’erogazione
dei servizi e, dunque, l’aumento importante delle imposte è più che
giustificato; la seconda considerazione, invece, riguarda un fenomeno piuttosto
diffuso al Sud, ossia l’evasione fiscale dilagante, incontrollata
e incontrollabile. È evidente che se solamente pochi cittadini si comportano
bene e pagano le tasse, sono questi
ultimi a dover sborsare denaro anche per i molti che, invece, del senso civico
se ne fregano altamente. Le imposte, dunque, non sarebbero triplicate se tutti avessero
contribuito in maniera equa. Ma questo è un altro discorso. Sempre in tema di “penalizzazioni”
subite dal Sud, è interessante osservare un’altra tabella pubblicata da Svimez,
ossia quella relativa ai trasferimenti statali negli ultimi vent’anni al Nord,
al Centro e al Mezzogiorno. Nel “ricco” settentrione, erano 555 euro procapite nel
1991 e sono crollati drasticamente a 292 nel 2010. Nel
meridione, erano sempre 555 euro nel 1991 (e non se ne comprende il motivo, considerando
la minor Capacità
contributiva, l’apporto produttivo molto basso, ecc.) ma sono calati solo fino
a quota 331 nel 2010, una cifra ben più alta rispetto ad un produttivo Nord che
paga regolarmente le tasse. Qual è la tesi di Svimez per giustificare lamentele
e piagnistei? Che in termini di peso sul Pil, le entrate tributarie sono dell’1,74%
al Sud, al Centro dell’1,34% e al Nord dell’1,36%. «Il Sud - è quindi la
conclusione dell’associazione meridionale - si trova a pagare
+0,38% di Pil di tasse rispetto al Nord». Una barzelletta. Anche in questo
caso, due sono le considerazioni che
una persona intelligente farebbe prima di scrivere a vanvera: innanzitutto è
evidente che il rapporto è più alto per via del basso tasso di produzione nel
Mezzogiorno (il che non è propriamente una virtù), poi è altrettanto evidente
che l’evasione fiscale, il lavoro e la produzione in nero, il sommerso in
generale, contribuiscono in maniera determinante ad incrementare l’indice di
rapporto Pil-tributi. Ma questo è un altro discorso.
Sconfortanti,
poi, i dati diffusi sempre da Svimez sui Comuni italiani che dal 1989 al 2011
sono stati costretti almeno una volta a dichiarare bancarotta, incapaci cioè di
far fronte ai debiti e di finanziare ed erogare servizi ai cittadini. Sono in
totale 445, il 79% dei quali si trova nel Mezzogiorno (ben 353). All’interno
dell’area, un Comune dissestato
su tre è in Calabria (127 Comuni, pari al 31% del totale dei Comuni della
regione), uno su cinque in Campania (113). A seguire, 35 comuni in Puglia
(13,5%), 24 in Sicilia (6%), 19 in Basilicata, 18 in Abruzzo e 14 in Molise.
Meno male che il Nord può sempre contare su eccellenze del genere per
continuare ad essere mantenuto dal Sud.
Andrea Ballarin

1 commento:
Commento
creare uno stato federale, definendolo unione delle regioni federali,ogni regione autonoma,con un proprio governatore,dipendenti pubblici amministrati dalla regione ,a secondo dei bisogni i dipendenti pubblici si spostano in un comune o nell'altro,polizia regionale,distribuita in base al tessuto urbano dei comuni che compongono una regione,piani regolatori definiti dalla regione,potrei continuare......
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