Tratto da LaPadania.net
Paolo Brera
lunedì 10 novembre 2014
«Nel breve termine ci aspettiamo ulteriori aumenti della disoccupazione nei Paesi più deboli dell'Eurozona, come Francia e Italia, che indeboliranno i consumi e prolungheranno la crescita molto bassa». Chi l'ha scritto? Gufi e rosiconi, direbbe Renzi se per lui non fosse più comodo far finta di nulla. Invece no. Magari! L'ha scritto una delle agenzie di rating della Trimurtacci che fa il bello e il cattivo tempo sui mercati internazionali: Moody's. La quale avverte che l'Italia rischia la crescita zero anche nel 2015. «Inaffidabile», dirà qualcuno. Vero, Moody's è inaffidabile. Ma anche al Grande Mentitore si deve credere, quando vi siano riscontri obiettivi delle sue affermazioni.
E qui purtroppo i riscontri ci sono. Avete presente la produzione industriale, che in Italia era in ripresa? Questo valeva in primavera e all'inizio dell'estate. Lo scorso mese però l'Istat ha fatto i conti per agosto e ha scoperto che «l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,3% rispetto a luglio» - ed ha anche rivelato che nella media del trimestre giugno-agosto essa si è contratta dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Nella media dei primi otto mesi dell'anno il calo è stato dello 0,1% sullo stesso periodo del 2013. Inutile dare la colpa all'estate e alle vacanze: oggi è uscito il dato di settembre ed è ancora peggiore: la produzione industriale è scesa del 2,9% rispetto a un anno prima, mentre su base mensile l'indice è calato dello 0,9% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre la produzione è diminuita dell'1,1% rispetto al trimestre precedente. Nella media dei primi nove mesi dell'anno la produzione è scesa dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2013.
Qualche altro numero, per chiarirci. L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali negative in tutti i comparti; diminuiscono i beni di consumo (-3,2%), i beni strumentali (-2,4%), l'energia (-1,5%) e, in misura più lieve, i beni intermedi (-0,8%). Questi ultimi sono un indicatore che anticipa l'evoluzione dei mesi futuri, perché se il mercato tira e gli stock si assottigliano le imprese comprano (e dunque altre imprese producono) più beni intermedi. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a settembre 2014, diminuzioni tendenziali in tutti i raggruppamenti principali d'industrie; segnano variazioni negative l'energia (-3,6%), i beni di consumo (-3,3%), i beni intermedi (-2,8%) e i beni strumentali (-2,7%). Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2014, i comparti che registrano le maggiori diminuzioni tendenziali sono quelli della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-12,8%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,1%) e dell'industria del legno, della carta e stampa (-7,0%). Gli unici settori che registrano una crescita tendenziale (piccola consolazione, anche se reale) sono quelli della Fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,6%), della Fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%) e delle Altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%). «Il dato delle produzione industriale di settembre è arrivato dopo un mese che è stato positivo, è chiaro che siamo in una situazione in cui c'è un mese di rialzo e un mese di calo: il trend non è certamente positivo», ha commentato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Ma, assicura, «a ottobre sarà migliore».
Tornando a Moody's, nel suo Global Macro Outlook l'agenzia ha stimato per l'Italia una crescita tra -0,5% e +0,5% per l'anno prossimo, mentre nel precedente Outlook aveva previsto un aumento del pil tra -0,3% e +0,5%. «Le riforme economiche realizzate nei Paesi periferici», si legge nel rapporto, «e più di recente in Italia e Francia, avranno un impatto positivo ma graduale». Quali riforme, mia brava Moody's? Qui sì che i riscontri mancano!
E qui purtroppo i riscontri ci sono. Avete presente la produzione industriale, che in Italia era in ripresa? Questo valeva in primavera e all'inizio dell'estate. Lo scorso mese però l'Istat ha fatto i conti per agosto e ha scoperto che «l'indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,3% rispetto a luglio» - ed ha anche rivelato che nella media del trimestre giugno-agosto essa si è contratta dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Nella media dei primi otto mesi dell'anno il calo è stato dello 0,1% sullo stesso periodo del 2013. Inutile dare la colpa all'estate e alle vacanze: oggi è uscito il dato di settembre ed è ancora peggiore: la produzione industriale è scesa del 2,9% rispetto a un anno prima, mentre su base mensile l'indice è calato dello 0,9% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre la produzione è diminuita dell'1,1% rispetto al trimestre precedente. Nella media dei primi nove mesi dell'anno la produzione è scesa dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2013.
Qualche altro numero, per chiarirci. L'indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali negative in tutti i comparti; diminuiscono i beni di consumo (-3,2%), i beni strumentali (-2,4%), l'energia (-1,5%) e, in misura più lieve, i beni intermedi (-0,8%). Questi ultimi sono un indicatore che anticipa l'evoluzione dei mesi futuri, perché se il mercato tira e gli stock si assottigliano le imprese comprano (e dunque altre imprese producono) più beni intermedi. Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a settembre 2014, diminuzioni tendenziali in tutti i raggruppamenti principali d'industrie; segnano variazioni negative l'energia (-3,6%), i beni di consumo (-3,3%), i beni intermedi (-2,8%) e i beni strumentali (-2,7%). Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2014, i comparti che registrano le maggiori diminuzioni tendenziali sono quelli della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-12,8%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,1%) e dell'industria del legno, della carta e stampa (-7,0%). Gli unici settori che registrano una crescita tendenziale (piccola consolazione, anche se reale) sono quelli della Fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,6%), della Fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%) e delle Altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%). «Il dato delle produzione industriale di settembre è arrivato dopo un mese che è stato positivo, è chiaro che siamo in una situazione in cui c'è un mese di rialzo e un mese di calo: il trend non è certamente positivo», ha commentato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Ma, assicura, «a ottobre sarà migliore».
Tornando a Moody's, nel suo Global Macro Outlook l'agenzia ha stimato per l'Italia una crescita tra -0,5% e +0,5% per l'anno prossimo, mentre nel precedente Outlook aveva previsto un aumento del pil tra -0,3% e +0,5%. «Le riforme economiche realizzate nei Paesi periferici», si legge nel rapporto, «e più di recente in Italia e Francia, avranno un impatto positivo ma graduale». Quali riforme, mia brava Moody's? Qui sì che i riscontri mancano!
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