Si tratta della documentazione che i pubblici
ministeri che indagano sulle allegre note spese dei consiglieri regionali hanno
chiesto a Pd e Sel già il 15 dicembre scorso, e che ancora non sono state
consegnate. Il timore del centrodestra, che nel tritacarne dell'inchiesta c'è
già finito in pieno, è che i suoi avversari riescano a tirarla così in lungo da
ricevere di fatto un trattamento di favore. Il problema è che il 24 febbraio si
vota per il rinnovo del Consiglio regionale, e se la Guardia di finanza non
facesse in tempo per quella data ad analizzare gli scontrini del centrosinistra,
i partiti che sostengono la candidatura di Umberto Ambrosoli potrebbero
presentarsi immacolati al giudizio degli elettori: mentre su Pdl e Lega
peserebbero i risultati già acquisiti dalle indagini, che hanno portato alla
luce un po' di tutto. Insieme a spese che possono ricadere nella normativa sui
rimborsi regionali, ne sono state rimborsate alcune che gridano oggettivamente
vendetta: come i leccalecca e i proiettili per doppietta, gli iPad e i computer
per migliaia di euro, i pranzi in compagnia in posti di mare durante le
vacanze. Per sapere se a questo andazzo ha partecipato anche la sinistra,
bisogna aspettare che i gruppi consiliari si decidano a consegnare ai pm quanto
è stato loro chiesto. Il rischio che i risultati arrivino dopo le elezioni,
assicurano in Procura, non c'è. La scadenza del 7 gennaio è stata indicata
proprio per avere la certezza di tirare le fila dell'inchiesta, anche sul
versante sinistro, prima della data del voto. Oltretutto, i consiglieri di
sinistra sono meno di quelli di destra, e quindi il lavoro di analisi si
annuncia meno gravoso.
Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, si mostra tranquillo: «Stiamo finendo di preparare la documentazione e la consegneremo in Procura entro i termini che ci sono stati indicati. La verifica da parte della Procura è doverosa, è stata compiuta nei confronti delle forze di maggioranza ed è giusto e corretto che avvenga anche per noi». E Franco Mirabelli, veterano del gruppo Pd in Regione, prossimo al passaggio in Parlamento, conferma: «Non credo proprio che verranno trovate spese come quelle finite sui giornali nelle settimane scorse. Da noi la gran parte delle fatture passavano per il gruppo consiliare, e c'era un controllo alla fonte. Anche a me può essere accaduto di mettere in nota spese un pranzo di lavoro, se incontravo per motivi istituzionali un interlocutore. Ma un conto è se questo accade quattro o cinque volte all'anno, tutt'altro è se si mettono in nota spese in continuazione le tavolate con gli amici. Credo che il discrimine fissato dagli inquirenti sia se i rimborsi diventavano di fatto un integrazione del trattamento salariale. E questo da noi non accadeva». In Procura escludono anche il rischio che la lunga attesa sia utilizzata dai gruppi di Pd e Sel per edulcorare la realtà. «Anche a Pdl e Lega Nord venne lasciato il tempo necessario per preparare la documentazione - dice una fonte vicina agli inquirenti - e gli illeciti sono venuti a galla lo stesso. D'altronde ormai i rimborsi sono stati chiesti, e inventarsi giustificazioni sarebbe impossibile» .
Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, si mostra tranquillo: «Stiamo finendo di preparare la documentazione e la consegneremo in Procura entro i termini che ci sono stati indicati. La verifica da parte della Procura è doverosa, è stata compiuta nei confronti delle forze di maggioranza ed è giusto e corretto che avvenga anche per noi». E Franco Mirabelli, veterano del gruppo Pd in Regione, prossimo al passaggio in Parlamento, conferma: «Non credo proprio che verranno trovate spese come quelle finite sui giornali nelle settimane scorse. Da noi la gran parte delle fatture passavano per il gruppo consiliare, e c'era un controllo alla fonte. Anche a me può essere accaduto di mettere in nota spese un pranzo di lavoro, se incontravo per motivi istituzionali un interlocutore. Ma un conto è se questo accade quattro o cinque volte all'anno, tutt'altro è se si mettono in nota spese in continuazione le tavolate con gli amici. Credo che il discrimine fissato dagli inquirenti sia se i rimborsi diventavano di fatto un integrazione del trattamento salariale. E questo da noi non accadeva». In Procura escludono anche il rischio che la lunga attesa sia utilizzata dai gruppi di Pd e Sel per edulcorare la realtà. «Anche a Pdl e Lega Nord venne lasciato il tempo necessario per preparare la documentazione - dice una fonte vicina agli inquirenti - e gli illeciti sono venuti a galla lo stesso. D'altronde ormai i rimborsi sono stati chiesti, e inventarsi giustificazioni sarebbe impossibile» .
"Luca Fazzo"
"Il Giornale 03.01.2013"
"Il Giornale 03.01.2013"
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