Le Fiamme gialle al Pirellone per indagare sul centrosinistra

Sulla Padania di ieri davamo conto del palpabile nervosismo del centrosinistra lombardo all'indomani dell'accordo elettorale firmato da Lega e Pdl. A leggere quanto sostiene un sondaggio di scenaripolitici.com, anticipato dal Corriere della Sera, si capisce anche perché: Roberto Maroni viene dato in testa con il 37,5 per cento, seguito a due lunghezze e mezza da Umberto Ambrosoli. Fuori dalla competizione, Gabriele Albertini, fermo al 12,5 per cento. La vittoria, pressoché matematica se il centrodestra si fosse presentato separato, rischia di rimanere una chimera . Per questo il segretario regionale del Pd, Maurizio Martina, è tornato ad attaccare il rinnovato asse del Nord: «Fra ex sindaci ed ex ministri la Lombardia guarderà avanti scegliendo Umberto Ambrosoli», ha tuonato scagliandosi contro il leader leghista e l'ex primo cittadino meneghino. Sulla stessa linea, Bruno Tabacci, fresco fondatore di un piccolo movimento della galassia Dem, il Centro democratico: «La candidatura di Ambrosoli ha colto nel segno e mi pare quella più accreditata a governare la Regione. Penso anche che l'endorsement del presidente Mario Monti nei confronti di Albertini genera un ridimensionamento della candidatura di Roberto Maroni ». Affermazione che sembra palesare una strategia tesa più a cercare di far perdere il segretario del Carroccio che ha convincere gli elettori a scegliere il loro candidato.
Magari puntando proprio su una sorta di gioco di squadra indiretto con l'ex inquilino di palazzo Marino. Ascoltando un intervento di quest'ultimo a Coffee break, trasmissione di La 7, sembra che pure il parlamentare Ue, la veda più o meno così: «Essendo in campo almeno in due non dichiaratamente di sinistra – ha detto - il candidato favorito è quello dell'altro schieramento che invece fa il pieno dei suoi voti di lista. E quindi Ambrosoli parte in pole position». Quanto meno strano, se non addirittura paradossale, che una simile dichiarazione arrivi da chi gioca la partita in prima persona. Delle due l'una: o si tratta di troppa modestia (ma visto il soggetto è difficile crederlo), o davvero potrebbe prodursi lo scenario di cu i sopra. Fantapolitica? Forse, anche se non è un mistero che politicamente parlando, sia chiaro), Albertini e Ambrosoli si piacciano molto. Tanto che il primo ha dichiarato apertis verbis, che se diventasse governatore offrirebbe all'avvocato un posto da assessore. Vedremo .. Se son rose, fioriranno. Rose ... o mimose. Come quelle acquistate dal gruppo Idv del Pirellone per l'8 marzo. Gentile cadeaux pagato con i soldi pubblici. Uno dei (tanti) casi sospetti sui quali sta indagando la procura di Milano che ieri ha inviato gli uomini della Guardia di Finanza ad acquisire i documenti contabili dei gruppi di opposizione della Regione Lombardia. Prematuro parlare di responsabilità, ma intanto il figlio dell'eroe borghese si è trovato costretto a giocare in difensiva, annunciando che: «Una riforma nella gestione dei fondi dei gruppi consiliari è necessaria». E questo non è l'unico incrocio con la magistratura che agita le acque democratiche. Bruna Brembilla, ex sindaco di Cesano Boscone per due mandati ed ex assessore alla Provincia di Milano, pur avendo fatto il pieno di voti alle primarie del centrosinistra, ha annunciato di rinunciare alla candidatura a causa di «Una campagna di stampa infondata e diffamatoria nei suoi confronti, «Volta a colpire anche il Pd». Le polemiche su una sua possibile corsa per il Parlamento sono montate perché il suo nome finì sul registro degli indagati per un' inchiesta sulla 'Ndrangheta. L' indagine "Giove" finì con un'archiviazione e Brembilla ne uscì pulita, ma alcune intercettazioni lasciarono degli equivoci. Nulla di penalmente rilevante, ma abbastanza per preferire un gesto sicuramente non facile pur di evitare problemi al suo partito. Che con le aule di giustizia deve già fare i conti per il caso che riguarda Filippo Penati, già capo-segreteria di Pierluigi Bersani, imputato di concussione, corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio e finanziamento illecito ai partiti. L'udienza preliminare fissata per il 23 gennaio al Tribunale di Monza, non ci sarà. L'ex sindaco di Sesto San Giovanni, ha chiesto il rito abbreviato e bisognerà aspettare il processo per sapere anche se rinuncerà - come ha promesso - alla prescrizione per dimostrare la sua innocenza rispetto all'accusa di corruzione della maxitangente da 4 miliardi di lire che sarebbe stata pagata dal costruttore Giuseppe Pasini per le ex Falck e Marelli. Fra avversari forti, sondaggi sfavorevoli e possibili noie giudiziarie, pare davvero che il centrosinistra non viva un momento particolarmente facile. Iniziare la campagna elettorale cercando di delegittimare i principali competitori invece di parlare di idee e programmi, del resto è il più evidente sintomo di impasse. E normalmente è anche l'anticamera della sconfitta.
 
“Paolo Guido Bassi”
“La Padania 09.01.2013”

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