Lega di Governo - Lavoro: riformare il sistema per dare a tutti più diritti

In questi giorni il tema del lavoro, dopo la lettera di Silvio Berlusconi al presidente UE Van Rompuy e al presidente della commissione europea Barroso, sta tenendo banco nelle discussioni politiche. Da una parte ci sono i sindacati che hanno annunciato proteste e dall'altra il governo che invece è intenzionato ad andare avanti su questa strada. L'argomento è complesso, oggi esiste un problema e le scelte da prendere devono tenere conto di numerosi fattori interni ed esterni al paese.

A tal proposito riportiamo l'intervista al Sen.Garavaglia apparsa in questi giorni su La Padania con il fine di svelare le vere intenzioni del governo.

"Si potrebe parlare di licenziamenti facili solo se si prende alla lettera la missiva inviata da Draghi e Trichet all'Italia nel mese di Agosto dove si chiedeva di rivedere la norma che disciplina i licenziamenti. Il governo italiano ha fatto un ragionamento di ampio respiro, legando il superamento delle attuali norme all'eliminazione dei contratti atipici che sono il vero problema."

Per essere brutali: chi ha tutti i diritti e chi non ne ha quasi nessuno?
"In Italia esistono lavoratori di serie A con tutte le tutele del caso, ci sono lavoratori di serie B, soprattutto giovani, che vivono nella precarietà con ben pochi diritti."

L'idea dell'esecutivo sarebbe quella di equilibrare le due categorie?
"In estrema sintesi, sì. Il vero nodo è rappresentato dai contratti atipici che stanno diventando un autentico freno allo sviluppo."

Per quale motivo?
"Gli esempi si sprecano. Pensiamo solo alle giovani coppie che a causa di una situazione lavorativa precaria non viene concesso il mutuo per la prima casa. Non per niente, nella lettera del governo italiano all'Europa si parla di un fondo di garanzia statale per consentire alle giovani coppie con contratti atipici di poter accedere ai mutui."

In Italia su 4,4 milioni di imprese, ben 4,1 hanno meno di 10 dipendenti. Quindi già oggi la stragrande maggioranza dei lavoratori è soggetta alla libertà di licenziamento.
"E' un dato interessante, soprattutto se letto in relazione ad altri aspetti della questione. Molte aziende, proprio per evitare di incorrere nelle rigidità dell'Art. 18, decidono di non crescere. Questo rappresenta un limite visto che le realtà di piccole dimensioni sono sicuramente meno performanti sul mercato globale, nonché penalizzate - sempre per gli stessi motivi - nell'accesso al credito".

Dal 2001 ad oggi si è cercato più volte di riformare l'articolo 18, ma il risultato non è mai stato raggiunto. In ogni caso occorre trovare una soluzione ai contratti precari che affliggono il lavoro soprattutto giovanile. E' assurdo pensare di continuare come se nulla fosse su questa strada, dove da un lato lavoratori di serie A hanno tutte le garanzie del caso e dall'altra i poveretti, spesso giovani, che riescono a guadagnare forse 1000 euro al mese senza troppi diritti e che troppe volte vedono il loro futuro all'estero lontano da qui.

La sezione cittadina.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Il licenziamento disposto da un datore di lavoro(art 18 stat. lavor. legge 300/1970) nei confronti di un lavoratore incontra particolari conseguenze,ovvero :il licenziamento deve essere per giusta causa o per giustificato motivo, qualora manchino detti requisiti si parla di illegittimità del licenziamento.
Le conseguenze dell’illegittimità del licenziamento non sono sempre le stesse.
La tutela reale--La c.d. tutela reale, prevista dall’art. 18 si applica nei confronti dei datori di lavoro, che occupino più di quindici dipendenti..
La tutela obbligatoria--La c.d. tutela obbligatoria è, invece,per datori di lavoro, che occupino alle loro dipendenze fino a quindici lavoratori.
Qualora il giudice del lavoro riconosca l’illegittimità del licenziamento .vi sono diverse forme di risarcimento.
Spero di essere stato utile
c