Renzi ha la memoria corta.
Talmente corta da essersi dimenticato della spending review che doveva essere
il cavallo di battaglia del governo, allo scopo di recuperare denaro destinato
a rilanciare l'economia e, soprattutto, a ridurre il debito pubblico più alto
d'Europa. Quando in Senato è passata a notte fonda la cosiddetta Legge
di stabilità (quasi) tutti hanno esultato in Aula, perfino quelli che l'avevano
osteggiata.
Come mai questo
miracoloso unanimismo? I senatori non ne potevano più di chiacchiere e avevano
una voglia incontenibile di andarsene a dormire. Le maratone parlamentari sono
considerate da lorsignori quali torture, dispetti di Matteo Renzi per sfibrarli
e indurli all'obbedienza.
Se è così davvero, il
premier ha colto in pieno l'obiettivo. Prendere la gente per stanchezza è una
delle sue specialità più raffinate. Peccato che egli abbia invece la memoria
corta. Talmente corta da essersi dimenticato della spending review che doveva
essere il cavallo di battaglia del governo, allo scopo di recuperare denaro
destinato a rilanciare l'economia e, soprattutto, a ridurre il debito pubblico
più alto d'Europa.
Solo
a nominarla, la revisione della spesa (rinunciamo all'inglese) fa venire
l'orticaria. Cominciò a parlarne Mario Monti quando entrò a Palazzo Chigi
salutato dai fragorosi applausi della stampa; secondo lui, era la soluzione di
ogni problema italiano. Ma il presidente del Consiglio non riuscì a sforbiciare
un bel niente. Glielo impedirono le «larghe intese» subito trasformate in
«larghissime contese». E arrivò Enrico Letta impugnando le cesoie con la
promessa di una ampia potatura degli sprechi.
I suoi buoni
propositi furono frustrati. Una eccellente occasione colta a volo dal
Rottamatore per impadronirsi dell'esecutivo. Manco a dirlo, Renzi dichiarò urbi
et orbi che, con l'ausilio di Carlo Cottarelli, avrebbe sfrondato le uscite di
cassa, sistemando una volta per tutte il bilancio. Per dimostrare che faceva
sul serio licenziò Cottarelli. L'unico risparmio ad opera del giovin premier è
rimasto questo: l'eliminazione dello stipendio del provetto tagliatore.
Allontanato il quale, il primo ministro si è guardato dall'attuare il benché
minimo alleggerimento della spesa, segnando così un'autentica continuità con
chi lo aveva preceduto al vertice del governo.
La Legge di stabilità
infatti, per essere più stabile possibile, contiene vari provvedimenti (alcuni
forse apprezzabili), ma nemmeno un taglietto, che dico, un graffio a conferma
che la spending review è una boiata pazzesca che non inciderà neppure di uno
zerovirgola sul debito. Ergo, Renzi è un simpatico burlone: ci ha presi in giro
esattamente come altri governanti. Farà la stessa fine non appena un burlone
più furbo di lui (difficile) lo scalzerà. E il popolo che lo aveva issato sul
piedistallo, godrà nell'udire il tonfo della sua caduta.
[TRATTO DA “IL GIORNALE” – 21\12\2014
– Vittorio Feltri]

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