SISTEMA SESTO La prescrizione del Pd salva le COOP ROSSE


Il grande accusatore è lì, con il suo libro in mano. "Il sistema corruzione" è l'opera con cui Piero Di Caterina (insieme alla giornalista Laura Marinaro) racconta il rapporto malato tra politica e impresa in Italia. Pagine di aneddoti e documenti che hanno preso forma dopo che l' imprenditore di Sesto San Giovanni decise di rivelare al mondo l'arcano intreccio che si era creato nell'ex Stalingrado d'Italia, la città della Falck e della Marelli da sempre in mano alla sinistra. E nelle ore in cui si apprende che la legge "anti-corruzione" del Governo Monti (non a caso sostenuto dal Pd) salverà molti degli attori del "Sistema Sesto" , Di Caterina (anch'egli sotto processo) cerca di contenere la sua rabbia nella centralissima Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, dov'è atteso per raccontare la sua fatica editoriale. Poche ore prima era stata battuta la notizia relativa a un clamoroso sviluppo nel processo che ha messo a nudo l'ex presidente della Provincia di Milano ed ex braccio destro di Pierluigi Bersani, Filippo Penati: la legge anticorruzione di Monti-Bersani grazia di fatto tre indagati vicini alle coop rosse. Non solo: il colpo di spugna prescrive le presunte tangenti per l'area ex Falck, prescrive le presunte tangenti per l'area Marelli, e prescrive pure le presunte fittizie consulenze usate per foraggiare le cooperative rosse emiliane. «I ladri hanno fatto salvare i ladri», si sfoga prima della presentazione.
«La magistratura inquirente arriva dove vuole, e io sono molto preoccupato - prosegue - Questo è un libro scomodo perché per la prima volta s i racconta esattamente la natura della corruzione, ma anche il modo in cui certe indagini restino a volte stranamente incompiute. Io ad esempio ho denunciato altri presunti crimini da 100 milioni nel settore dei trasporti milanesi, ma ad oggi non è stata avviata alcuna indagine...». Lui intanto i sassi dalle scarpe se li è tolti, raccontando nel libro storie di consulenze illustri, di amici degli amici presentati nelle feste post-elettorali, di mazzette e di pressioni di ogni genere. A chi lo accusa di essere parte del sistema che sarebbe gravitato attorno a Penati, lui replica dipingendosi vittima. Saranno i giudici a giudicare. Intanto però la cronaca racconta di chi è riuscito a farla franca . Niente concussione per tre indagati vicini a quelle coop rosse emiliane che il "sistema" portò a lavorare in quel di Sesto (nelle carte si parla di consulenze da 2,4 milioni di euro per presunte inesistenti prestazioni). Alleggerita anche la posizione di Daniele Vimercati, ex braccio destro di Filippo Penati, che comunque resta a processo per al tri episodi. La nuova legge, voluta oltre che dal Pd anche dal Pdl, rivede di fatto il reato di concussione, introducendo due varianti: quella per costrizione (il cittadino è obbligato a pagare la tangente da un pubblico ufficiale) e quella per induzione (il cittadino viene semplicemente "suggerito"). Nel secondo caso la pena viene ridotta da 4-12 anni a 3-8 anni, e di conseguenza anche i tempi della prescrizione diminuiscono: da qui il "regalo" inatteso per molti degli imputati. Il gup del Tribunale di Monza Giovanni Gerosa ha quindi dovuto dichiarare prescritto il reato di concussione che veniva contestato ad esempio al vicepresidente del Consorzio Cooperative Costruttori Omer Degli Esposti e anche a Gianpaolo Salami e Francesco Aniello, anch'essi rappresentanti delle coop rosse finite nell'indagine su Penati e soci. Il processo a Penati, che ha chiesto il giudizio immediato, si aprirà invece il 13 maggio, sempre che il procedimento non venga accorpato a quello di altri imputati, e slitti quindi a fine giugno.

“Massimiliano Capitanio“
“La Padania 06.03.2013” 

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