Come è noto l’Europa sta subendo una crisi economica che si può paragonare a quella del ’29, che ha interessato gli Stati Uniti d’America.
L’Europa sta soffrendo enormemente di tale situazione congiunturale, ma sinceramente, a tutt’oggi, nessuno ci ha spiegato compiutamente, né forse ne aveva l’interesse, il motivo per cui la crisi bancaria nata negli States ha coinvolto economicamente la capacità produttiva dell’Europa.
Spontaneamente, ci pare che le situazioni siano indipendenti l’una dall’altra: la crisi economica esplode in America a seguito della scriteriata erogazione di mutui “surprime”, e cioè erogazione di mutui eccedenti la garanzia immobiliare prestata, erogati ad interessi alti. Tali mutui, non pagati dai contribuenti, sono stati poi cartolarizzati dalle banche e, con la mancanza del rientro dei capitali erogati, tali documenti non hanno avuto alcun valore. Tale operazione finanziaria è stata definita con l’emissione di “derivati”.
Il mancato rientro di capitali ha portato molte banche sull’orlo del fallimento ed alcune stesse sono state salvate soltanto dall’intervento dello Stato Americano, mentre altrettante sono fallite.
In Europa, la recessione colpisce la produttività delle aziende ed in modo particolare la mancanza di posti di lavoro, con aumento esponenziale della disoccupazione.
La crisi finanziaria americana con la mancanza di competitività dell’Europa, e quindi anche dell’Italia, direi che non ha nulla a che fare: le due cose sono perfettamente scollegate ed indipendenti l’una dall’altra.
Il tracollo dei mercati finanziaria tra il 2008 ed il 2009 è nato da una frode istituzionalizzata e dalla manipolazione finanziaria; i “salvataggi” delle banche, che sono stati messi in opera sotto l’egida di Wall Street, hanno condotto al più grande trasferimento di ricchezza monetaria della Storia mai visto, creando, nello stesso tempo, un debito pubblico insormontabile.
La scienza economica è un concetto ideologico che serve a mimetizzare ed a giustificare il nuovo ordine mondiale. Una parte dei postulati dogmatici contribuisce alla salvaguardia del capitalismo del libero mercato, negando l’esistenza delle ineguaglianze sociali e la natura del sistema che si basa sul profitto. Questo significa che il quadro politico istituzionale del sistema economico mondiale giustifica il raggiungimento di utili, a nocumento delle situazioni sociali.
Ecco, quindi, giustificato il fatto che le aziende, italiane ed europee, localizzano la produzione, spostandola negli Stati poveri emergenti, tipo Cina ed India e Paesi asiatici, ove la manodopera e le materie prime hanno costi notevolmente inferiori.
Ne consegue, quindi, che i primi a far mancare il lavoro in Italia sono gli imprenditori italiani con la FIAT in testa.
A questo punto, l’Europa economica si deve confrontare con il “Patto di stabilità”, in cui alcuni Stati sono sull’orlo del fallimento (vedi Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna), mentre altri (tipo la Germania) viaggiano al alte velocità economiche.
L’Italia, di per sé, pur contenendo un deficit al 3% del PIL/Debito pubblico annuale, ha però un debito pubblico globale altissimo rispetto al PIL, poiché corrisponde ad una percentuale troppo alta ed inaccettata dall’Europa monetaria.
Ora, qualcuno sostiene che l’Euro oggi dovrebbe essere spaccato in due: uno nordico, forte, ed uno meridionale, soft: creare un’area monetaria unica tra Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Finlandia, Austria, Paesi ad alta disciplina dei conti pubblici. Lasciare a tutte le altre Nazioni una moneta debole e svalutabile, poiché solo in tal modo le aziende italiane ed europee potrebbero essere dei concorrenti formidabili sui mercati mondiali.
Ma, allora, anche in Italia, poiché esistono due zone a velocità economica diversa, bisognerebbe costituire due macro Regioni, che possano assumere l’unità monetaria più confacente: il Nord, agganciato all’Euro tedesco e il Sud ad un Euro svalutato, che può permettere il rilancio economico di parte dell’Italia ? Un interrogativo a cui nel prossimo futuro dovremo dare risposta.
L'economista Pazzo
3 commenti:
E come la mettiamo con la Cassa per il mezzogiorno e con i fondi per il sud?
Se ci fosse la minima probabilità che questo portasse a smettere di mandare i nostri soldi al sud sarebbe da fare subito ma a parte la Lega dubito che gli altri partiti vogliono correre il rischio di perdere voti al sud.
Condivido le sue opinioni, le idee di questo articolo rispecchiano alcune posizioni prese da alcuni stati membri della UE all'ultimo consiglio economico europeo. Italia a parte (è un paese particolare), è evidente che un euro così forte non è sostenibile da tutti gli stati membri. Spagna, Portogallo, Grecia sono casi eclatanti di questa situazione. Paesi come la Germania che hanno sempre fatto dell'ordine dei conti pubblici la loro bandiera mal sopportano il fatto di dover assistere altri stati. In altre parole rifiutano l'assistenzialismo su scala europea.
Per quanto riguarda l'Italia questa situazione di assistenzialismo è presente al nostro interno da almeno 60 anni se non dalla sua unificazione. Ci troviamo di fatto due realtà differenti, un nord legato all'europa dei conti "ordinati" ed un sud legato alla Grecia, Spagna, ecc... E' inevitabile che se simili posizioni del consiglio economico UE cominciassero ad essere qualcosa in più di semplici idee, dovremmo seriamente discutere la nostra posizione.
Rimane il fatto che il federalismo è la strada percorribile per cercare di sollevare questo paese. Adesso va di moda la parola "solidale", ma solidale non vuol dire assistenziale. Certa sinistra sedicente federalista confonde spesso i due concetti.
Stiamo attenti...
Difatti, siccome hanno paura che con il federalismo perderanno voti al sud si sono anche inventati il "fondo di perequazione".
Posta un commento