ARTICOLO TRATTO DA "LA PADANIA" del 30 agosto 2012
Lettera inviata da un professore del sud supplente in una valle bergamasca..
In gioco c’è il controllo delle nostre scuole per i prossimi vent’anni.
La decisione del Consiglio di Stato di “congelare” il concorso dirigenti per la
Lombardia nega ogni autonomia alle regioni e riafferma il principio della
scuola coloniale. Voci di corridoio parlano ora di una proposta del Pd
attraverso l’ex ministro F io ro ni per
superare l’empasse, accogliendo il ricorso, con la redifinizione delle graduatorie secondo le regole volute
da Roma. Semplifichiamo: ha proposto di transare accogliendo il ricorso dei 100
ricorrenti e rifacendo le graduatorie e accettando in toto il criterio di giudizio
voluti dal ministero. Per me, che son nato tra gli ulivi delle Madonie, è
difficile capire come i Padani siano così rassegnati (e un poco minchioni).
Arrivai nelle valli bergamasche lo scorso anno come supplente di lettere alle scuole
medie e insegnai con passione la corretta dizione italiana ai rozzi alunni di quella landa. Un mio collega, residente
a Endine, a me molto caro perché mi aiutò a trovare un monolocale in affitto a
buon prezzo, decise di iscriversi al concorso per i dirigenti scolastici,
sperando fare il Preside e avere un posto vicino a casa. È un brav’uomo,
onesto, ospitale e col senso della nazione italiana, aperto a noi meridionali e
senza pregiudizi verso i figli degli immigrati extracomunitari che ormai sono i
due terzi degli alunni nostri quassù al Nord.
È anche un bravo cattolico, sempre pronto ad aiutare i lontani e
i diversi, come dice lui. Il collega, diligente e preparato, studiò notte e giorno
e passò il concorso. A giorni avrebbe dovuto avere un posto come preside in una
scuola lombarda, ma nel corso dell’estate era accaduto qualcosa di sconvolgente
(per lui). A luglio, infatti, il Tar della Lombardia (si chiama così, ma i giudici tutti nostri sono) aveva disposto la
sospensione del concorso perché le buste, fornite dal ministero di Roma e usate
per le prove scritte, lasciavano intravvedere parte degli elaborati chiusi al
loro interno. Le buste, ovviamente, erano le stesse in tutta Italia, ma questo è
un particolare secondario. L’Ufficio Scolastico lombardo oppose ricorso al Consiglio
di Stato (dove pure i giudici sono tutti nostri), che sta a Roma, che, proprio ieri,
l’ha rigettato, annullando di fatto gli esiti del concorso per la Lombardia. L’amico
mio sta molto deluso, e non capisce che per procedere serve un Santo in cielo,
se possibile un Santo quirinalizio e napolitano, di quelli che aiutano noi
quando chiediamo di venire al Nord. L’amico mio non capisce che ormai è fregato
per sempre. I concorsi che riguardano la scuola, dirigenti o insegnanti, in
Italia non sono regionali, ma «su base regionale». Vuol dire che il sistema
della pubblica istruzione è e resta «nazionale», solo che, invece che fare un unico
concorso a Roma e poi distribuire i candidati vincenti in tutta Italia, com’era
una volta, costituiscono commissioni su base regionale, nominate dagli uffici scolastici
delle regioni, che però non sono regionali, essendo solo emanazioni dell’unico
ministero romano. Così, se il concorso in Lombardia viene annullato, subentrano
subito i vincitori delle nostre Regioni, che sono tanti, e più preparati diquesti
Nordici. E poco importa che in Lombardia manchino seicento dirigenti e che
scuole di più di mille alunni siano accorpate sotto poche reggenze, mentre in Campania,
nel regno napolitano, e dalle parti mie, ci sia sovrabbondanza di presidi (e docenti)
da esportare. Anzi, proprio qui sta il gioco che l’amico mio non capisce. Se danno
quattrocento posti da assegnare alla
commissione che sta a Milano e altrettanti a quella che sta a Napoli, dove però
di posti liberi non ce ne sono, i
quattrocento campani esulteranno, sentendo che ora, al Nord, ci stanno
quattrocento posti liberi. Un po’ esulto anch’io, perché
se m’arriva un preside del paese mio, la vita sarà molto più facile e forse riuscirò
anche a restare in questo bel paesino
anche nei prossimi anni scolastici, per continuare a insegnare un po’ di
dizione italiana a questi valligiani, con l’aiuto degli
immigrati cinesi e marocchini. Quant’è brutto il loro dialetto e come
bisogna ancora lavorare per estirparlo! E
quanto sono fessi questi lombardi e quanto sono soli! Loro i santi in
Paradiso come noi non ce li tengono. Da noi, quando si tratta di difendere il
«sistema nazionale della pubblica istruzione», cioè la possibilità di avere i
posti al Nord, non c’è Destra né Sinistra. Noi il partito nostro, quello del
Sud, già ce l’abbiamo. I politici nostri fanno i nostri interessi, e chissenefrega
se sono del PdL o del Pd o dell’Udc: prima il Sud! Quelli del Nord,
invece, latitano, perché sono troppo impegnati “altrove”, a fare i «dané», e i nordici, tanto, restano divisi
ancora in Destra e Sinistra. Quanto è fesso l’amico e collega mio, che anche lui difende il sistema nazionale, com’è
giusto che sia! Però è un brav’uomo, e, di ritorno al Nord, gli regalerò un bottiglione d’olio d’oliva delle mie
Madonie. Chissà che la smetta di mangiar polenta, e passi alla cucina nostra.
abrakebab@gmail.com
1 commento:
Caro Amministratore
credo di interpretare un pensiero condiviso da molti,pur essendo interessanti i vari argomenti su tematiche regionali e nazionali,è opportuno parlare dei fatti e problemi di Cologno,che sono molti e svariati,credo che accoglierà l'invito nell'interesse sia del movimento che del cittadino,la ringrazio della sua attenzione al problema, saluti.
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Gentile lettore se sei d'accordo condividi!!
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